Economia

Imprese, ricette contro la crisi. Dai decaloghi agli indirizzi, i “nemici” sono sempre gli stessi

Marino Bergamaschi

Marino Bergamaschi

Le ricette sembrano essere così tante che ci potrebbe scrivere un manuale, non di cucina, bensì di governo dell’economia. In tempi di crisi si vanno moltiplicando i decaloghi, gli elenchi di punti, i documenti, gli indirizzi che gli imprenditori spediscono a chi governa per “uscire dalla crisi”. Da Confesercenti, a Confartigianato, passando per Confapi e Cna: tutti negli ultimi mesi hanno stilato e diffuso il loro cahier de doleance. Ad essere presi di mira sono tutti i più classici spauracchi della piccola impresa come gli studi di settore, gli anticipi dell’Iva, l’Irap e Basilea 2 che, più che uno strumento per l’erogazione del credito, appare  alle imprese come un muro invalicabile e poi ancora la burocrazia e i ritardi nei pagamenti . Ogni associazione dei piccoli, certo, aggiunge qualcosa di suo alla ricetta. L’impressione è che tirando le somme e ragionevolmente, si arrivi un po’ tutti alle stesse conclusioni: per chi fa impresa sia esso artigiano oppure commerciante, i bisogni sono sempre gli stessi e così le tante ricette diventano tante varianti di una sola. E non è un caso se, a livello nazionale, qualcosa per l’autunno sembra muoversi nell’ottica di una rappresentanza unitaria delle diverse categorie che sappia così dar voce ai piccoli all’interno dei tavoli. Intanto da tutte le parti si invoca uno sguardo “attento”  e soluzioni rapide paventando altrimenti il crollo delle attività economiche e con esso gravi ripercussioni a livello occupazionale e sociale.

18 luglio 2009
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