Milano

Stati generali sulle orme di Marco Polo

Roberto Formigoni

Roberto Formigoni

Più di 1500 persone hanno partecipato, al Teatro Dal Verme di Milano, agli Stati Generali di Expo, aperti dalla canzone “La libertà” di Giorgio Gaber. “La libertà è partecipazione…” dice la canzone; “Expo ha bisogno di una forte partecipazione popolare”, ha esordito il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni che, con il Sindaco di Milano e Commissario Expo Letizia Moratti ha dato il via ai lavori, caratterizzati poi dagli interventi degli archihitetti Stefano Boeri ed Italo Rota, e dalla sessione dedicata alle attese dei giovani, introdotta da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione Sussidiarietà. Noi, le istituzioni, dice Formigoni, abbiamo certamente il nostro compito: la società Expo “015 la realizzazione del sito; il Tavolo Lombardia (che Formigoni presiede) la realizzazione delle infrastrutture di collegamento; il Commissario, il compito di stimolo e sorveglianza sull’insieme dell’evento; tutte le istituzioni insieme lo sviluppo delle rete di relazioni internazionali. “Ma Expo deve soprattutto essere costruito dal basso”, appunto da una grande partecipazione. Ed essere un Expo “straordinario”, diverso dai precedenti. Un’avventura nuova. Sono concetti che il presidente lombardo ripete più volte nel suo intervento. “Nel mondo di internet – si è chiesto il presidente lombardo – perché un giapponese o un sudafricano dovrebbe scomodarsi per venire a Milano per visitare un’esposizione che potrebbe benissimo vedere dal suo pc?”. Ed ecco la risposta: “Verrà se percepirà il senso di una grande avventura in cui essere coinvolto. Verrà se la magià e il fascino che l’Italia ha nel mondo saranno come accompagnati e avvalorati da un invito personalizzato: migliaia, milioni di milanesi e di lombardi che rivolgono al mondo milioni, decine di milioni di inviti a venire a casa loro. E allora, se si attende l’ospite, si rassetta e si abbellisce la casa perché sia accogliente ed ospitale”. In pratica Formigoni ha invitato tutti – uomini di cultura, di spettacolo, associazioni, imprenditori, semplici cittadini – a “inventare” per i sei mesi fatidici del 2015 “qualcosa di bello, unico e irripetibile, qualcosa che accadrà solo in quell’ora e in quel posto” per cui valga la pena venire da ogni parte del mondo. Ecco, gli Stati generali sono l’inizio di questa invenzione, di questo brain-storming di massa alla ricerca del nuovo, del bello, del non scontato. Formigoni ha descritto il suo modo di sentire l’avventura di Expo con 7 immagini proiettate al Dal Verme. Una cartografia del XVI secolo del viaggio di Marco Polo a significare la figura del “cercatore”, perché come si legge nel finale del “Milione”, “per lo mondo non fu mai uomo che mai cercasse tanto nel mondo”; è l’uomo che non si accontenta, per il quale – ha detto Formigoni citando Montale – “tutte le immagini portano scritto: più in là”. Poi due quadri di soggetto musicale, di Chagall, Il violinista e di Botero, I musicisti, e sono figura dell’estro creativo e della coralità, “ognuno suona il suo strumento ma su una partitura che è comune”. E ancora La fiaba di Tadini, “la fantasia, il segno della visione, il sogno”; Equilibrio instabile di Paul Klee (“la capacità di interrogarci di fronte ai problemi del mondo, a cominciare da quello della fame e dell’alimentazione, ma non solo”); I primi passi di Van Gogh in cui la coppia di contadini con la piccola figlia indicano “la fiducia” nel futuro. E ancora, una veduta di un piccolo borgo lombardo fortificato, arroccato su uno sperone a picco sul lago, “la bellezza della natura e la bellezza dell’opera dell’uomo, ma anche l’idea che nessuno per quanto piccolo dovrà essere tagliato fuori”. Formigoni, prima di dare la parola a Letizia Moratti, ha anche comunicato le date dei 6 mesi di Expo 2015: 1 maggio – 31 ottobre. “Si inizia con la festa del lavoro – ha detto il presidente – e mi piace sottolineare questa dimensione del lavoro che è nel nostro dna”.

17 luglio 2009
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