Varese

10 milioni di danni pubblici.
E la pioggia fa ancora paura

comuneAmmontano a 10 milioni di euro i danni causati dal nubifragio che si è abbattuto su Varese. La cifra, fornita dal sindaco di Varese, Attilio Fontana, è la stima fatta dal Comune sui guasti che riguardano il patrimonio pubblico, e cioè infrastrutture e immobili di sua proprietà. Una stima che viene fatta all’indomani del nubifragio, con previsioni, per domani, ancora di pioggia e maltempo. Al momento, secondo il Comune, i danni relativi alle strade e agli smottamenti sono pari a 3 milioni, a due milioni e 300 mila euro i guasti delle fognature, 1 milione riguarda le sistemazioni idrauliche, 2 milioni gli stabili comunali. Un vero bollettino di guerra, che fotografa come un nubifragio possa mandare sott’acqua una città. Non esiste al momento una stima dei danni che, invece, riguardano i privati. A questo proposito, il Comune di Varese si fa collettore, in tempi strettissimi, delle richieste di risarcimento dei privati: tutti coloro che hanno subito danni ai propri beni, deve, entro la giornata di lunedì 20 luglio, denunciare al Comune i danni subiti e dichiarare una stima approssimativa del valore di tali danni, allegando, se possibile, alcune foto. Soltanto in questo modo è possibile, in un secondo momento, accedere ai fondi statali che saranno stanziati essendo stato decretato lo stato d’emergenza. Le dichiarazioni vanno consegnate a Varese, o all’ufficio Urp del Comune (via Veratti n. 12), oppure in uno sportello che sarà aperto presso il Salone Estense. Ecco gli orari: domani, venerdì, nel pomeriggio fino alle ore 19; sabato dalle 8 alle 13; lunedì dalle 8 alle 19. La situazione critica prodotta dal nubifragio presenta certamente delle caratteristiche di eccezionalità, ma si è innestata su problemi esistenti già da prima: è il caso dell’annoso problema di tombini e fognature, che anche in altri casi hanno mostrato di essere carenti (al punto che in Consiglio comunale non mancano interrogazioni delle opposizioni in proposito). Ma è anche il caso dei lavori che, dal 1996 in avanti, sono stati realizzati sulle sponde del fiume Olona, esondato in tre punti. Lavori fatti sotto la sovrintendenza dell’Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po, l’ex magistrato del Po), sui quali il sindaco Fontana intende vederci chiaro. “Sono lavori che non hanno impedito le esondazioni e, dunque, qualcosa andrà rivisto”.

16 luglio 2009
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