Musica

Sorelle Marinetti, ai Giardini tornano i telefoni bianchi

home1_01Le sorelle del Trio Lescano erano brave e belle. Per l’epoca, i favolosi anni Trenta e Quaranta, i loro corpi modellati da ballerine facevano proseliti ovunque. E al pari delle loro canzoni, liberavano la fantasia di chi si sentiva tanto un “Pinguino innamorato”. Delle Sorelle Marinetti – il 14 luglio alle 21.30 ai Giardini Estensi di Varese (biglietti a euro 13,50 e 16,50) – dovrete apprezzare solo le ugole vivaci, usignoli dal timbro vellutato e morbido che fanno girare la mente in bianco e nero. Dietro le quinte del varietà e dei teatrini romani. Così, il risultato musicale raccolto in “Non ce ne importa niente” – cd prodotto nel 2008 da Giorgio Bozzo per la P-Nuts Srl con le sue 4mila copie vendute – è ottimo. Intonazione perfetta, sensazione di rivivere il passato con tutta l’ironia del presente, gradazioni di sfumature lievi e calibrate, impostazioni timbriche che passano dal mezzosoprano al tenore. Un gioco sostenuto con brio dall’Orchestra Maniscalchi che si butta nelle trame sonore di quell’epoca con gentilezza, incedere mobile, swing da coppa di champagne. E le Sorelle Marinetti – Turbina (Nicola Olivieri di 44 anni, attore e corista lirico), Mercuria (Andrea Allione: cantante, attore e coreografo) e Scintilla (Marco Lugli: cantante e attore con diploma ai Filodrammatici) – scivolano su una scaletta di canzoni che dal 1937 arriva sino al 1941. Con un’allegria contagiosa che fa muovere i piedi e strappa qualche sorriso all’ascolto di quei testi così romanticamente innocui. Falso. “Non ce ne importa niente” è un viaggio in Balilla fuori serie a 4 porte, fatto di grazia ed eleganza. In ricordo di quel Gilberto Mazzi che cantava “Se potessi avere mille lire al mese”, somma che il Trio Lescano guadagnava in un solo giorno. Un giro di swing sonnecchiante e veloce tra le voci di queste Sorelle Marinetti che passano da D’Anzi a Macario per rinverdire il mito di Silvana Foresi, Maria Jottini, Alberto Rabagliati, Natalino Otto e Odoardo Spadaro. Tre gentiluomini che la sera si fanno i boccoli ai capelli, smaltano le unghie e mettono il rossetto alle labbra di fronte al microfono stile Eiar. Caratterizzando le loro performance – ormai numerosissime in tutta Italia – seguendo le loro, personali inclinazioni: “Turbina, la maggiore, è più saggia e posata; Mercuria, la mediana, più ingenua e sognatrice; Scintilla, la minore, più sfacciata e birichina”. Gli ingredienti giusti per trasformare la musica in una serra di fiori rari risorti dalla memoria di una società che al sogno doveva chiedere tanto. Per dimenticare al realtà.

11 luglio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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