Musica

“Mamma rock” Bertè versione live allo Schiranna Blu Village. Senza tregua rabbiosa e cattiva

Loredana Bertè

Loredana Berté

Per i suoi fan è la “signora del rock”, ma Asia Argento preferisce definirla “Mamma rock”. Per alcuni, signora non lo è affatto, per i quotidiani ha come “sponsor l’ospedale” (facendo riferimento ai continui tentativi di suicidio), per la politica non è certo una bandiera, ma lei ascolta l’Internazionale per “sognare sul finale”. E Pietro Nenni la casa paterna la frequentava non come semplice invitato ma come amico. Loredana Berté – sabato 11 luglio allo Schiranna Blu Village, con inizio alle ore 22 – ulula sempre alla Luna. Anarcoide, bizzarra, amante degli eccessi. Soprattutto sola, da quando la sorella Mia Martini (Domenica Berté) chiude gli occhi a soli 47 anni nel 1995. “Colpa di nostro padre”, dirà Loredana in un’intervista al limite della denuncia. Così diverse e così vicine, le due. Loredana è vivace, aspra e tagliente. Erotica all’inverosimile. Mia, con il passare degli anni, si fa sempre più scrupolosa, dannatamente intimista, in cerca della perfezione vocale. Il timbro non è smaltato e lucido, ma graffiante e vetrato. E’ quello che piace e che regala un picco audace alle sue performance. Le due si capiscono, litigano, si riappacificano. Condividono il bello ed il brutto dell’Arte: rabbiosa ed urbana quella di Loredana; incollerita ma tenebrosa quella di Mia. Un concerto di Loredana è un concerto senza tregua. Sempre e comunque vissuto da un “Pettirosso da combattimento” (da un verso di Frabrizio De André e titolo di un album della Berté del 1997) che si innamora e se ne va sbattendo la porta. Anche se a volte può supplicare l’amore: quello con Adriano Panatta, Roberto Berger, Bjorn Borg. Ma è meglio lottare e mandare a “fanculo” anche la Luna per tutte quelle fregature contenute in “Folle città”, “Sei bellissima”, “E la luna bussò” (uno fra i primi reggae italiani). E poi arriva “Dedicato” – ”a tutti quelli come me” – con il verso censurato, ma sempre esibito con cattiveria dal vivo, che parla dei “politici da fiera”. Ivano Fossati continua a scrivere per lei, Playboy la convince a posare nuda, collabora con Andy Warhol, vince circa 17 premi come “miglior cantante femminile dell’anno”, dischi d’oro, premi della critica. Da ultimo, proprio quest’anno, il “Premio Lunezia Poesia del Rock 2009” condiviso con Ivana Spagna per il cd “Lola & Angiolina Project”. Loredana personaggio scomodo, sfacciata e volgare. Senza pudore: quante volte la televisione l’ha censurata, l’ha resa muta, l’ha messa in un angolo. Ci ha provato anche Sanremo, ma lei è sempre lì per rinunciare ad un ruolo ne “Le fate ignoranti” di Ferzan Ozpetek, a cantare il sesso, a creare una nube di sensazionalismo non perché lo scandalo è il suo mestiere, ma perché il puritanesimo è una bugia raccontata dai libertini peggiori. Il tempo le ha dato, e le dà tuttora, ragione. Basta sintonizzarsi su un telegiornale qualunque. La Berté, insomma, stuzzica la censura. Sembra dire, proprio come nel film “Una donna in carriera”: “Ho un cervello per pensare ed un corpo per il peccato”. Ma la tristezza di “Un mare d’inverno” – dalla penna di Enrico Ruggeri – è infinitamente grande quando la voce di Loredana colora la notte. Di questi ultimi anni è “Babyberté” del 2005 (in classifica subito dopo A Bigger Bang dei Rolling Stones) che si aggiudica il disco d’oro e l’Angiolina Project del 2009, dove i ricordi sgomitano e portano in superficie Lola. Il diminutivo di Loredana tanto caro a sua sorella Mia. E la storia continua.

10 luglio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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