Musica

“Radio Days”, in un cd le registrazioni dell’epoca d’oro della radio. Protagonista il Trio Lescano

radioIl Trio Lescano è una vena aurea che non si è ancora esaurita. Il cd in uscita nel 2010 è una sfida che Christian Schmitz ha accettato con eccitazione ma, probabilmente, senza rendersi conto di quanti fossero i problemi di ricerca e archiviazione delle registrazioni delle Leschan. Il lavoro si è fatto complicato, e sino ad ora non si è giunti ad un riflessione scientifica su come poter presentare gli arrangiamenti. Le ragioni le chiediamo a Schmitz, a capo dell’Orchestra Maniscalchi.

Quale importanza riveste, oggi, il repertorio degli anni Trenta e Quaranta del Novecento?

“Dal punto di vista storico e sociale l’interesse è notevole. Dimostra l’importanza della radio nella cultura italiana, perché è proprio la radio a vivere un grande boom negli anni Trenta. Alla fine degli anni Venti è solo per audiofoli, tecno-freak, coloro che si costruiscono lo strumento a galena. Nel ’25 Mussolini dirà “questa radio non funzionerà mai”. Invece si inventerà di tutto e di più, compreso un concorso per poter costruire la radio economica e portarla ovunque. Si documenta una popolarità del mezzo di comunicazione di massa legato alla società di quel tempo. Società molto arretrata – nelle zone rurali dell’Italia – ma che nelle città presenta alcune avanguardie di pensiero. Il brano “La gelosia non è più di moda”, degli anni Trenta, affronta il tabù dell’infedeltà e dice di come i valori – già allora – fossero sottoposti a tensioni inaspettate. Tutti coloro che circondano e seguono il Trio Lescano sono da considerarsi “avanguardisti”. Perché le tre sorelle hanno regalato spensieratezza e ottundimento dei sentimenti tipici di quei tempi”.

Quale il fine del disco: ricerca musicologica o divertissement sonoro?

“Non si tratta di una ricerca di tipo scientifico, anche se si procede alla raccolta del materiale per poter scegliere tra i 400 brani di nostra conoscenza. Molte delle canzoni incise dal Trio – come “Invito alla caccia” di Spadaio – vedono solo una collaborazione minima delle sorelle Leschan, quindi non si possono considerare nel repertorio del gruppo. Insomma, è come se si chiedesse alla Nannini di eseguire un coro a bocca chiusa per Tiziano Ferro. Gli artisti dell’Eiar si consideravano impiegatini: una volta in radio affrontavano il lavoro con devozione e disciplina. Per dare libero sfogo al loro spirito artistico, si affidavano a quattro o cinque serata la settimana nei club e nei teatri. La loro fama, ed il loro successo al di fuori della Radio, non riguardava la dirigenza”.

Quali sono le composizioni di maggiore interesse storico del Trio Lescano, e perché?

“Il gruppo ha prodotto tantissimo, quindi le loro incisioni si possono dividere in “filoni” diversi. Ciò che si conosce è una parte infinitesimale dei lavori registrati. I brani famosi e ancora noti – Maramao perché sei morto o Pippo non lo sa – rappresentano una fase connaturata alla spirito italiano. Molte mamme pensano che queste siano filastrocche infantili, ma non è così. Appartengono al tessuto culturale nostrano, ed è un fatto interessante. Non credo che le canzoni più belle siano quelle rimaste nell’immaginario collettivo. La difficoltà – in questo lascito musicale – sta nel fatto che molte case discografiche, nel riproporre compilation del Trio, hanno giocato sempre sugli stessi pezzi. Probabilmente perché considerati di maggiore vendibilità. Sedici/venti brani, ma non sempre elaborati in modo corretto. “Fascino slow” si ascolta in un riversamento pessimo e sempre frusciato. Gli arrangiamenti vocali del Trio sono affascinanti perché non mantengono come punto di riferimento i trii americani – con le tre voci disposte come le trombe della big-band – ma cambiano continuamente affidando ad una voce la melodia e alle altre due l’armonizzano sulle note dell’accordo. Gli arrangiamenti italiani sono letteralmente divertenti e sorprendenti perché giocano sulla diversità”.

Il Trio Lescano: un fenomeno musicale. Meglio, “Il fenomeno del secolo” per la critica di quei tempi. Antesignano del marketing?

“Erano lavoratrici ben poco italiane perché indefesse, severe e imperturabili. Brave ma matte, con vestiti strani e trucco innovativo. Nella tecnica vocale erano validissime, oltre la media italiana. Ma il Trio non nacque sulla scia delle Andrews Sisters. E’ una baggianata: il Lescano era già noto nel ’36 con Fiore del Tigrai e Bel Moretto, mentre le Andrews presentano il loro primo successo nel ’38. Una cosa particolare è che allora si dimostravano molto liberi nella tecnica dell’arrangiamento, e ancora oggi non sappiamo se questo fosse dovuto ad un’abitudine di Carlo Prato o alle stesse sorelle Leschan. Si sa con certezza, invece, che nello scat se la cavavano molto bene e lo praticavano spesso”.

8 luglio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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