Musica

Il Trio Lescano, la vera storia di una leggenda

Le Sorelle Marinetti

Le Sorelle Marinetti

Giorgio Bozzo è un giornalista affermato, uno scrittore curioso, un inventore di format televisivi di successo per la Rai e Mediaset. Un talent-scout di personaggi – da Platinette a Gennaro Cosmo Parlato – che negli ultimi anni hanno fatto parlare di loro e di come il mondo dello spettacolo, e della musica, sia cambiato. Tra le belle scoperte anche le Sorelle Marinetti (in realtà uomini con il gusto per il travestimento) attese il 14 luglio ai Giardini Estensi alle 21 con l’Orchestra Maniscalchi. Per celebrare la leggenda del Trio Lescano – quello originale, ovviamente – al quale Bozzo dedicherà, nel 2010, un libro per il centenario della nascita di Alexandra Leschan e un cd – probabilmente un cofanetto di cinque dischi –con arrangiamenti del maestro Christian Schmitz. In programma una selezione dei 400 brani incisi dalle sorelle in una fra le epoche d’oro della musica italiana: gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Ed in questa chiacchierata, Bozzo ci regala in anteprima molti dei contenuti del volume.

Partiamo dal titolo del libro: ci ha già pensato?

“In realtà no. O meglio, sto combattendo contro un titolo che titolo non è: “Una tragedia italiana”. Un volume riguardante il Trio Lescano, non indaga solo la carriera musicale ma anche le vicende umane. Una tragedia vera che va oltre la moda dell’epoca per entrare con rispetto e forza nel dolore e nella paura. Ciò che si intreccia alla musica è la politica, la società, la famiglia. L’epilogo della vita del Lescano è drammatico. L’arresto delle sorelle da parte della Gestapo nel 1943, un trio che ha fatto la storia d’Italia, ma non era affatto italiano, e poi Umberto I, che assicura loro una vita tranquilla a Saint Vincent e le salva”.

Autore Giorgio Bozzo?

“Meglio: coordinatore del progetto, perché al mio lavoro si è aggiunto quello di Angelo Zaniol (ex professore universitario e nume tutelare del Trio Lescano: un vero punto di riferimento per chi voglia conoscere) e Christain Schimtz”.

Pensa fosse proprio necessaria questa pubblicazione?

“Il centenario di Alexandra Leschan mi ha dato il “la” per proseguire in un lavoro di ricerca cominciato tempo fa. E che mi sta meravigliando di giorno in giorno”.

Dovuto a cosa?

“Da una serie di informazioni che mi arrivavano addosso. Il Trio apparteneva al dna storico dell’Italia, ma il padre era un contorsionista ungherese e la mamma una cantante d’operetta o, quantomeno, così la si presenta, olandese di origini ebree. In Italia le sorelle erano un mito assoluto, quindi volevo capire qualcosa in più perché biografie non ne esistono”.

Strano per un Trio definito “Il fenomeno del secolo”. Non trova?

“Mi ha impressionato questa forma di rimozione. In Italia, nove persone su dieci non sanno che le sorelle avevano natali stranieri.. Ci si ferma a ciò che ci ha lasciato il pregiudizio della Storia”.

Un mito che rinasce anche discograficamente?

“Stiamo lavorando con la Discoteca di Stato ad un progetto che raccoglierà buona parte del repertorio delle sorelle. Un repertorio sconfinato”.

E poi una folta schiera di amici e collaboratori, no?

“Un libro si fonda anche su una bella botta di fortuna. Pensi: due anni fa Schimdt si è imbattuto in un rigattiere (libera cantine e solai a Torino) che metteva all’asta materiale cartaceo collegato al trio Lescano. Abbiamo acquistato questo fondo ed ecco la scoperta: il tutto era stato archiviato da Enrico Portino di Torino, il quale dal ’30 al ’36 è stato il manager di una formazione di ballo acrobatico dal nome Sunday Girls”.

La storia è intrigante..

“…La madre delle tre sorelle aveva formato il gruppo in Olanda negli anni Trenta e Alessandra e Giuditta ballavano fianco a fianco con altre ragazze. Hanno girato l’Europa, soprattutto in Spagna, e poi Egitto, Siria e Libano. Una derivazione di quel mondo del varietà, composito ed eterogeneo, dove si passava dal petomane al barzellettiere al fine dicitore. Da quanto si ricava, sembra che Portino abbia anche avuto una storia sentimentale con la madre del Lescano”.

Una figura ambigua?

“Era un fascista convinto, aveva fondato un giornale goliardico a Torino, prodotto un saggio sulle squadracce in Piemonte. Viaggia tra l’Europa e l’America Latina; tenta di aprire una filiale dell’Istituto Luce a Buenos Aires, è sull’orlo del fallimento e per recuperare soldi tenta di vendere un liquore prodotto dai frati camaldolesi. A Barcellona si imbatte nelle ragazze e dopo tre mesi ottiene i primi ingaggi firmandosi come direttore del balletto”.

Non perde tempo Portino. E le ragazze?

“Entra in contatto con realtà interessanti, perché allora l’ambiente risuonava di note e di canzoni. Nel ’35 le ragazze arrivano in Italia, e la casualità porta le tre sorelle (nel gruppo era ormai entrata anche la più giovane, Caterinetta) ad incontrare Carlo Prato, maestro preparatore vocale che lavora con l’Eiar. Le mette alla prova e loro lavorano anche dieci ore al giorno. Le prime incisioni risalgono all’aprile del ’36”.

Ragazze amate dal pubblico e dai colleghi?

“I dirigenti dell’Eiar non amavano il loro accento straniero, ma il pubblico reagisce bene con migliaia di cartoline dedicate ai miti. Come racconta la storia, già allora c’erano le stalker per Nunzio Filogamo. Nel giro di pochi mesi il trio acquisisce uno status particolare nel mondo dello spettacolo, anche se invidiate”.

Nonostante le origine ebree le riconobbe anche il regime fascista, o sbaglio?

“Il fascismo ha sempre saputo delle loro origini. Ancora nel ’36, quando il trio inizia ad avere fortuna, le loro radici non sono un problema. Lo diventano due anni dopo con le leggi razziali, ma sono così popolari – amate anche dai gerarchi fascisti (ipocriti in tutto) – che si tenta di occultare il problema.. Le sorelle Leschan – il cognome era stato italianizzato da tempo in Lescano – sono definite “buone fasciste”, anche se non hanno mai avuto la tessera. Icone nazionali, a tal punto che nel 1942 Vittorio Emanuele II, con documento ufficiale, riconosce loro la cittadinanza italiana su suggerimento e richiesta di Mussolini”.

E le canzoni antifasciste: da “Maramao perché sei morto” a “Camminando sotto la pioggia”?

“Pura dietrologia, perché in quegli anni la goliardia è diffusa. E’ musica che nasce da un sano divertimento ed è difficile pensare che i dirigenti dell’Eiar volessero giocare contro il regime. Alcune canzoni sono eleganti sberleffi (Pippo non lo sa ironizza intorno a Barzizza), ma i censori fascisti erano paranoici. Le stesse sorelle Lescano verranno accusate di delazione perché incolpate di mandare messaggi al nemico scrivendo le loro canzoni con tale fine. I brani, invece, presentavano solo le inquietudini nei confronti del regime manifestando un bisogno di allegria che allora mancava”.

5 luglio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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3 commenti a “Il Trio Lescano, la vera storia di una leggenda

  1. Annalisa il 28 settembre 2010, ore 20:54

    Chi mi sa dire che fine fecero, ossia come morirono le sorelle del “Trio Lescano”?

  2. Giuseppe il 1 ottobre 2011, ore 18:27

    …mia moglie si chiama Lescano. Vorrei saperne di più sul TRIO LESCANO. Vorrei acquistare il libro sulla loro vita. Grazie, Giuseppe.

  3. Paolo Franchini, Varese il 3 ottobre 2011, ore 10:31

    @Giuseppe: Se ben ricordo, Lescano è la “italianizzazione” del cognome Leschan.

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