Chiesa

Padri Comboniani: un momento difficile per l’Italia

home1_internoE’ stato per 18 anni nell’Africa profonda, Togo e Benin, padre Saverio Perego. Quando ritorna tra i confratelli Comboniani, nel castello di Venegono Superiore, accetta volentieri di predicare alle messe della basilica di San Vittore. Lo ha già fatto diverse volte, lo farà, alternandosi ad un altro sacerdote del suo stesso ordine, alle messe della basilica varesina domenica 5 luglio. Questa volta, è tornato in Italia mentre il clima, per tanti suoi amici africani, sta diventando pesante, un clima fatto di preoccupazione e paura, dopo che il pacchetto-sicurezza è diventato legge e la clandestinità si è trasformato in un reato. “Siamo molto preoccupati – dice padre Perego -, perché vediamo che anche su questioni dove è in gioco l’umanità e i diritti delle persone, la politica ha il sopravvento”. Una situazione che porta il missionario a dire: “Non credo che il Pdl fosse tutto favorevole: al suo interno ci sono cattolici, ci sono esponenti di Comunione e liberazione impegnati in iniziative di solidarietà internazionale. Ma ci si è piegati alle pressioni della Lega”. La preoccupazione del padre comboniano si aggrava se volge lo sguardo agli altri Paesi europei. “Nonostante il nostro governo sia contrario, siamo un Paese multietnico, una realtà molto diffusa in Europa, basti pensare alla Francia, alla Germania”. Un Paese, il nostro, che fa fatica, anche culturalmente, ad accettare lo straniero. “Qui straniero contiene l’espressione ‘strano’, è qualcosa di strano, da temere. Nelle lingue africane, invece, è la persona ben-voluta, addirittura è l’inviato da Dio”. Il continente africano sta nel cuore di padre Perego, che presto ci tornerà. Un continente dimenticato, cancellato dalla nostra mente, dalla nostra vita, dalla nostra informazione. “Abbiamo continuato a chiedere alla Rai – racconta il missionario – di avere un corrispondente in loco, che potesse parlare del continente africano. Come accade per Londra, Parigi, Bruxelles. Finalmente è arrivato. Sta a Nairobi e lui da solo deve seguire tutta l’Africa, un continente immenso e tanto diverso da noi”.

4 luglio 2009 - Andrea Giacometti - direttore@varesereport.it
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