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Giorgio Faletti nella terna del “Premio Chiara”. Orrore!

Giorgio Faletti

Giorgio Faletti

No, non ce n’era davvero bisogno. Non c’era bisogno che il Comitato Grandi Lettori del Premio Chiara di Varese includesse nella terna dei finalisti l’ultimo Giorgio Faletti, “Pochi inutili nascondigli”, edito da Baldini Castoldi Dalai, sette prolissi racconti firmati dal mago del thriller all’italiana. Ma come? Una manifestazione, il Chiara, che ha sempre tenuto a rimarcare la propria peculiarità, il suo essere un piccolo premio gelosamente legato al territorio, lontano dai giochi dei grandi trofei letterari nazionali. E, invece, chi mette nella terna? Il classico, intramontabile, prevedibile, banale scrittore di best-seller, quello che va forte nelle classifiche, che trovi in tutti i centri commerciali, quello che sbuca in ogni area di servizio autostradale tra un succulento panino Capri e una calda Rustichella. Un autore che sarà premiatissimo e invitatissimo in tutti i talk show del Bel Paese berlusconiano: si poteva farne a meno nella città giardino. Una caduta di stile, diciamolo, un preoccupante segnale di normalizzazione, se su ben 90 opere di racconti arrivate al Chiara, si è finito per fare cadere la scelta proprio su Faletti. Una scelta, tra l’altro, che trova contrario lo stesso presidente del Premio, Romano Oldrini, visibilmente imbarazzato quando gli si chiede ragione del finalista, e che esclude pressioni da parte delle case editrici. Quanto agli altri due finalisti, assai più accettabili, l’esponente della “new generation” sarda, Flavio Soriga, con “L’amore a Londra e in altri luoghi” (pubblicato da Bompiani) e l’esordiente Gaia Manzini, “Nudo di famiglia” (edito dalla Fandango). Inoltre, per “Segnalati”, la sezione che include racconti che interpretano le peculiarità del territorio, il volume di Alberto Brambilla, “Volate d’inchiostro” (Sedizioni), un esile libretto dedicato all’epopea della due ruote. Chi vincerà il Chiara, tra Faletti, Soriga e l’esordiente Manzini? Si accettano scommesse.

3 luglio 2009
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3 commenti a “Giorgio Faletti nella terna del “Premio Chiara”. Orrore!

  1. carlo zanzi il 3 luglio 2009, ore 16:08

    Caro Andrea, bè, il tuo giudizio mi pare sin troppo severo. Il libro di Faletti non sarà un capolavoro, ma regge decorosamente la terna, è ben scritto, una scrittura semplice ma non banale (e in questo ricorda un po’ Piero Chiara, anche lui poco valorizzato dai critici e baciato dai lettori)…uno fra i presenti ieri ha detto: “Bè , ma così vince Faletti.” Anzitutto non è sicuro, e poi che avremmo dovuto fare, escluderlo perché ha successo? Ma a parte questo, difendo la validità della scelta, il ‘prodotto’ non è scadente, certo, non è una scrittura innovativa, di ricerca, è un genere più ‘commerciale’, ma certo non meritevole della tua stroncatura impietosa…..alla prossima carlozanzi
    ps noi della giuria non abbiamo avuto alcuna pressione dalla casa editrice

  2. Oldrini Romano il 3 luglio 2009, ore 16:56

    Caro Giacometti, non nego che il Faletti non era tra i miei preferiti. Ho difeso strenuamente altri titoli ma ho accettato serenamente anche quella scelta, voluta dalla maggioranza della giuria. E tutto questo senza coltelli tra di noi ma con il sorriso sulle labbra. Siamo una giuria molto coesa che può anche sbagliare ( e non è comunque il caso di Faletti che, a mio parere, dimostra ad ogni libro di crescere) ma che nel complesso giudica serenamente. In ogni modo la terna mi pare buona. Romano Oldrini

  3. Donata Ferrario il 3 luglio 2009, ore 21:40

    Condivido ogni affermazione dell’articolo: Faletti nella terna del Premio Chiara stona e insospettisce. E la qualità del testo, al di là della notorietà del personaggio, è davvero bassa. Il Premio Chiara – finora – si è sempre mantenuto al riparo da logiche commerciali. Un appuntamento importante che dava ossigeno. Ci auguriamo che quest’edizione non segni un cambiamento di rotta.

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