Musica

Echi religiosi e melodie brasiliane risuonano in alcune novità del mercato discografico di oggi

ielimini_01L’Ecm, etichetta tedesca ma universale del jazz d’avanguardia e dell’avanguardia contemporanea che rivaluta l’antichità, ha definito un nuovo stile. Ciò che é “eicheriano” nasce da un’impronta marcata di Manfred Eicher, il mecenate di questo impero quasi nascosto agli occhi della celebrità eppure celebre, che per la distribuzione dei propri capolavori si è affidato alla Ducale di Brebbia. Casa varesina che da anni si è distinta nel panorama nazionale per il coraggio e l’entusiasmo con i quali dà voce a case che hanno sconvolto il mercato grazie a ingegnose decisioni di marketing e di repertorio: dalla Harmonia Mundi alla Naxos. La Ecm è diversa, sempre nuova, fresca. Eicheriano è un modo per dire il Tutto. Anche in queste sue ultime produzioni la linea musicale è retta, e commenta gli avvenimenti di quel mondo che l’uomo non è riuscito a cambiare se non nella mistificazione dei propri sogni. Non è bizzarro, dunque, trovarsi di fronte a “Siwan” (Equilibrio, nella traduzione dall’idioma Aljamiado, parlato durante l’Inquisizione in Spagna) di Jon Balke, alle tastiere ed alla conduzione. La voce è affidata alla cantante marocchina Amina Alaoui, che tesse una trama – pulita e scarna – di barocco e musica improvvisata dagli aromi arabi ed europei. Prerinascimento e ricerca musicologica – perché poco si sa, ancora oggi, di questa forma espressiva coltivata in Spagna e così raffinata da fondere suoni e poesia confondendo gli uni con l’altra – per un’opera paragonabile al lavoro di un incisore ebanista. Forte dei messaggi di libertà e di fede che, incondizionatamente, mettono all’indice i roghi dell’Inquisizione e i costi catastrofici dell’intolleranza religiosa. In “Siwan” i suoni veleggiano, appartengono ad una dimensione senza tempo, danzano con la pace nel cuore. Tra le parole di Al-Rusafi, Al-Mu’tamid, San Juan de la Cruz, Lope de Vega. Perché pace sia. Marc Sinan, nel suo “Fasil” dove spicca il piano di Julia Huelsmann, raccoglie la Storia in una spirale. Il progetto, ideato dal chitarrista con Marc Schiffer, “racconta della vita di Aisha, la moglie più giovane di Maometto”, detta Madre dei credenti e punto di riferimento, dopo la morte del profeta, per le nuove generazioni della società islamica di Medina. Qui la musica, che con la stessa, rarefatta intensità si pone al servizio di alcuni frammenti del Corano come di brani originali, è cristallina, essenziale, dolcemente malinconia. Un amuleto impalpabile di note che somigliano a gocce nel deserto. In questo disco sussurrato non si deve catturare la musica ma lasciare che sia lei a conquistarvi. Con carezze melodiche che si depositano in un accorato richiamo d’amore. Del doppio cd “Saudacoes” proposto dal brasiliano Egberto Gismonti, vi consigliamo di concentravi sul primo, “Sertoes Veredas – Tributo a Miscigenacao” con la Camerata Romeu diretta da Zenaida Romeu. Una tavolozza orchestrale di particolare impatto dove il chitarrista tenta le grandi esplorazioni di amalgama sonora che resero famose le Bachianas Brasileiras di Heitor Villa-Lobos. Un viaggio nella cultura brasiliana tra cinema, letteratura e musica popolare per scommettere sul proprio senso di orientamento e ritrovare la strada di casa. Numerose le fonti di ispirazione mascherate: Mozart e Vivaldi, Beethoven, le danze rituali degli indiani Xingu, il modernismo e l’impressionismo francese, il circo. In un gioco di consonanze e dissonanze che fanno della musica una “pasta molle” capace di continue, e nobili, trasformazioni. Una meraviglia che si apprezza con immediatezza. Infine, “Brewster’s Rooster” del sassofonista John Surman affiancato da tre miracolosi ricercatori di atmosfere. John Abercrombie alla chitarra, Drew Gress al contrabbasso e Jack DeJohnette alla batteria. Un incontro d’altri tempi, vivace e temerario quanto basta per farci volare tra le condense musicali di questo profeta che ha fatto epoca con un timbro solido e carezzevole nello stesso tempo. Soffiato sino a solleticare l’ottone con una vivacità che pizzica, confonde, diverte. Sintonia perfetta, brani ispirati dalle tradizioni del mondo (nascoste tra le corde di Abercrombie) ed un respiro blues che istiga ad un ballo morbido e sensuale. Una prova straordinaria nata da una leggenda.

3 luglio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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