Volontariato

Stranieri donatori di sangue. Una proposta targata Avis

home1_01I donatori di sangue non sono tutti uguali: ci sono quelli di gruppo A, B, AB…: ma le differenze si fermano qui. Per il resto la donazione è un linguaggio universale. Così anche a Varese, come successo in altre parti d’Italia, Avis stringe la mano a chi si occupa di immigrati per far partire una campagna di sensibilizzazione al dono del sangue, che è anche un tassello importante sulla strada dell’integrazione. Il progetto voluto da Avis con la collaborazione di Anolf-Cisl e movimento Ubuntu è presto detto: nei prossimi mesi, infatti, saranno diffusi materiali e si creerà un momento di festa per diffondere anche tra i cittadini di altri Paesi la cultura della donazione e dei corretti stili di vita. Galeotto, se si può usare questo termine, fu il terremoto in Abruzzo: “quando molti stranieri hanno sentito gli appelli per la raccolta di sangue – spiega Thierry Dieng, tra i promotori del movimento Ubuntu – si sono mobilitati ed abbiamo avviato i contatti con Avis. Qui ci hanno spiegato che il percorso per donare è un po’ più lungo, ma è nata l’idea di porre le basi per il progetto”. D’altra parte per Avis il coinvolgimento degli stranieri non è cosa nuova: campagne di sensibilizzazione sono state fatte sia a livello nazionale che regionale ed ora appunto tocca a Varese rompere gli indugi andando a dialogare con una fetta di popolazione che è diventata sempre più consistente con il passare degli anni. “Il nostro – spiega Vincenzo Saturni, responsabile area sanitaria di Avis provinciale – vuole essere un progetto di sensibilizzazione nel rispetto delle scelte personali e delle credenze religiose. Ciò che dobbiamo assicurare è che il sangue donato sia sicuro: per questo fondamentale è l’indicazione di stili di vita corretti per tutti”. I donatori di sangue stranieri già oggi non mancano, anche se le loro donazioni sono talvolta rese più discontinue dalla sospensione imposta per legge nel caso di viaggi in paesi a rischio, ad esempio in zone malariche. “Al di là di questo – continua Saturni- vogliamo che chi arriverà a donare conosca anche l’italiano per poter avere un dialogo articolato con chi si occupa del prelievo”. Attraverso la donazione, dunque, si spinge anche sull’acceleratore in fatto di integrazione e dialogo. “Questa iniziativa – conclude Sergio Moia dell’Anolf-Cisl – va nella direzione di un diverso modo di considerare i cittadini stranieri che non sono solo forza lavoro, ma persone che possono donare non solo sangue, ma anche la ricchezza delle loro diverse culture”.

1 luglio 2009
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