Musica

Passione jazz con Dario Cellamaro a Villa Cagnola

home4_01Dario Cellamaro, protagonista del terzo appuntamento di Musica in Villa sabato 4 luglio, alle ore 21 (ingresso euro 10 e 14), è un pugliese fatto e finito. Orgoglioso come pochi, generoso al di là di ogni aspettativa, con il sangue che ribolle e con la testa dura. Artista gagliardo quando suona la batteria; uomo che sa essere amico ma che l’amicizia la sa anche rompere quando pensa di essere stato tradito. Nella sua scala dei valori ci sono due realtà da preservare e per le quali lottare: la famiglia – che in tutti questi anni è entrata a far parte della sua produzione discografica (dedicata, di volta in volta, alla madre, ad uno dei fratelli, al figlio: ed è bello quando lo si fa con spontaneità) – e la musica. Su entrambe non si scherza. Perché tutte e due portano lacrime, richiedono sacrifici, regalano grandi soddisfazioni. L’ultimo lavoro in ordine di tempo è “Samira”, il primo cd live del musicista d’adozione varesino e registrato al Teatro Trivulzio di Milano poco più di un anno fa. Per chi già conosce Dario, quest’opera rincorsa per tanto tempo rappresenta un punto di arrivo e, nello stesso tempo, un’occasione per riflettere su questi ultimi anni – che lo hanno visto incidere i propri progetti al fianco di Clark Terry ed il sassofonista Dave Glasser – e ripartire con le idee. Un disco che è serbatoio di vitalità, energia e simpatia. Soprattutto un esempio di quanto la sinergia tra musicisti, nel jazz, possa essere un’entità visibile e udibile. In “Samira” l’accordo è totale, meraviglioso, addirittura magico. Dario sarà contento di ritornare nella “sua” Varese, che gli ha dato tanto (non è all’ordine del giorno regalare alla squadra di pallacanestro della propria città un intero cd: “Basket 11.05.1999”) ma alla quale, spesse volte con toni duri ma a ragione, ha rimproverato anche una mancanza di attenzione nei confronti dei suoi figli più devoti. Comunque sia, con il Swingsuite Quintet – Stefano Caniato al pianoforte, Stefano Dall’Ora al contrabbasso, Sergio Orlandi alla tromba e flicorno (diploma al Donizetti di Bergamo) e Felice Clemente al sax tenore e soprano (diplomatosi al conservatorio Verdi di Milano nella classe di Tino Tracanna) – la serata si farà incandescente. Perché Cellamaro promette un viaggio dal mainstream al pop attraverso il be-bop e l’hard-bop. Quindi, la rivoluzione africana delle radici (in netta contrapposizione al “jazz smaltato per la borghesia statunitense”) esacerbato nei ritmi di Elvin Jones, Max Roach e Philly Joe Jones. E, naturalmente, di Art Blakey, che è icona insuperata per chi siede dietro ai tamburi. Insomma, a Villa Cagnola arriverà un tuono, con brani eseguiti a velocità di metronomo, ballad malinconiche e sognanti (specialità del batterista) e la latinità di “Portuense”. Un “tuono” che dal 1996 ad oggi ha dato alle stampe otto dischi, ha messo a dura prova la propria resistenza fisica, ha suonato al Blue Note di Milano accompagnando ancora una volta Clark Terry. Ha difeso la propria idea di jazz sino ad incontrare un’etichetta romana – la Alfamusic – capace di premiarne l’impegno. Di Tullio De Piscopo, primo maestro importante di questo batterista riccioluto che ha “rubato” molto all’America, non resta granché. In fondo otto cd possono essere pochi o tanti, ma non importa. Ciò che interessa è la passione – e la rabbia – che li ha fatti nascere.

Davide Ielmini

30 giugno 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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