Arte

Il “patassessore” del “modello Varese”. Ritorna il grande Enrico Baj

home2_02_internoAnche i grandi artisti si dimenticano rapidamente. E’ anche il caso del “patapittore” Enrico Baj, un irregolare per antonomasia, un artista inclassificabile, uno che per tutta la vita è stato controcorrente. Milanese per nascita e per le fondamentali tappe della sua evoluzione artistica, ha mantenuto sempre profondi legami con il nostro territorio, fino al punto di essere stato assessore alla Cultura del Comune di Varese nel 1993, quando, con Raimondo Fassa, sindaco leghista, si parlava, allora, con ammirazione, di un “modello Varese” (Baj morì a Vergiate il 16 giugno 2003). Tempi d’oro, quelli di allora, in cui Baj aveva accettato di prendere parte, in prima persona, alla vita della polis. Tra le tante avventure d’arte e di pensiero, il lancio del Movimento Nucleare, accanto a Sergio Dangelo e Joe Colombo. Una corrente con la quale entra prepotentemente nel mondo dell’arte l’energia surrealista, che Baj interpreta, come sempre, in maniera personalissima. Contro l’astrattismo imperante, l’arte diventa casa di figure grottesche e irriverenti, spesso imparentate con quel momento eccezionale del Novecento, letterario e (successivamente) teatrale, che fu la “Patafisica” di Alfred Jarry. Collage, pittura, contaminazioni continue, elementi da gioco del “meccano”, passamanerie, medaglie, galloni e frammenti di specchio. Un umorismo capace anche di spezzare una lancia in favore di un tema d’impegno civile come l’opposizione alla violenza e alla guerra, combattendo con le armi della satura e dell’ironia. “Una risata vi seppellirà”, si dirà in quegli anni da parte di qualche movimento giovanile. Tutto questo viene oggi evocato dalla pubblicazione, da parte dell’editore Abscondita, dell’aureo libretto di Enrico Baj, “La Patafisica”, a cura di Angela Sanna e con una nota di Roberta Cerini Baj. Un piccolo libretto imperdibile da poco in libreria. Qualcuno penserà a dedicargli qualche evento? Qualche presentazione? A tale proposito, confessiamo di essere piuttosto pessimisti.

29 giugno 2009
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