Varese

Varese si accorge che esiste Cenerentola-Villa Panza

home1_01Il muro di Varese (come quello di Berlino) è caduto? La città giardino sta vivendo il suo 1989? Chissà, forse sì. Parliamo del muro che, da anni e anni, ha diviso la città e quel gioiello architettonico ed artistico che è la Villa e la Collezione Panza, piazza Litta 1, Varese. Due vicini di casa che si sono ignorati a vicenda (meglio: due primedonne che non si sono mai degnate di scambiarsi una parola). Ora le cose non stanno più così. O, come ha detto Marco Magnifico, direttore generale del Fai, alla presentazione della mostra sul volo, “è cambiata l’aria e adesso riusciamo a lavorare bene insieme a Zanello, Galli e Fontana” (come dire i vertici della Lega Nord a livello regionale, provinciale, comunale). Una piccola rivoluzione copernicana, a pensare quante volte il presidente del Fai, Giulia Crespi, ha tirato le orecchie ai lumbard per la loro scarsa disponibilità. Una piccola, positiva sorpresa, è stato ascoltare il sindaco di Varese Attilio Fontana dire: “questa villa e il Fai sono un’importante risorsa per la nostra città”, ascoltare il suo riferirsi a sinergie presenti e future. E, ancora, vedere Magnifico che dice e non dice di progetti già in cantiere che vedono coinvolti Comune e Fai. Non è mancata la battuta del sindaco che, pensando alla favola del lupo e dell’agnello, ha ricordato che a stare in alto (come accade con Villa Panza rispetto alla città) è il lupo, mentre a stare in basso è l’agnello. Ma sono battute. Più serio è il fatto che, in questa lunga stagione di incomunicabilità, anche il Fai ci ha messo del suo. Troppo “milanocentrico”, il Fondo, troppo poco radicato nel territorio. Ma ora, forse, le cose stanno cambiando. Forse la bella Villa Panza smetterà di essere una Cenerentola, dimenticata nella sua gabbia dorata, beatamente ignorata dai varesini. Un sogno? Ma a volte i sogni si avverano.

26 giugno 2009 - a.g. - direttore@varesereport.it
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