Mostre

Una mostra “borderline”, a cavallo tra l’arte e la tecnologia

home2_02Nel grande parco di Villa Panza campeggia l’addestratore M-346 “Master” che, come vanta il depliant all’entrata, è un “capolavoro di ultimissima generazione” firmato Alenia Aermacchi. Un gioiellino per addestrare piloti militari, tra i pochi prodotti che riescono ancora a fare Pil nel nostro Paese. Ma il grande velivolo atterrato sul prato all’inglese della dimora patrizia, e l’enfasi con cui ne parla chi lo produce, rischiano di abbagliare il visitatore della mostra “Prova a volare! La simulazione del volo. Spazio, luce e colore: contaminazioni tra arte e tecnologia”, ospitata a Biumo Superiore, nelle Scuderie della villa di proprietà del Fai (Fondo Ambiente Italiano) dal 27 giugno al 22 novembre. Il sofisticato apparecchio, con la sua fragorosa potenza tecnologica, rischia di fare da schermo alla ricchezza di cose e persone, rimandi e rapporti profondi tra arte e tecnologia nascosti in questa rassegna, proposta dal Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni di Trento, in collaborazione con lo stesso Fai e la Fondazione Europa Civiltà, oltre che con la Regione, la Provincia e il Comune di Varese.  Una rassegna che fa parte delle celebrazioni varesine del primo volo italiano, ideale sviluppo dell’altra mostra, “L’Officina del volo”, in corso al Castello di Masnago. Il percorso di Villa Panza unisce passato e presente, storia e attualità: al pubblico sono proposti diversi simulatori di volo, da quelli pionieristici, legati agli anni della Grande Guerra, fino a quelli più sofisticati e iper-tecnologici di oggi. Nella sezione storica, racconta il curatore della mostra, Luca Gabrielli, del museo trentino Caproni, sono esposte apparecchiature scoperte in un magazzino dell’Università di Torino una decina di anni fa. Servivano all’Istituto di Fisiologia Umana per selezionare i piloti. Correva l’anno 1916, pieno conflitto mondiale. E ad entrare nella Scuderia Grande, si incontra la vita di ragazzi che entravano in gabinetti medici per sostenere le prove di idoneità. Inseguivano un sogno, che spesso terminava in voli senza ritorno sulle trincee. Quasi si fiuta odore di caserma e di poveri ambulatori militari. Scioccante il grande pannello sul quale sono riprodotti i volti degli aspiranti piloti: ragazzotti semplici, strappati a fabbriche e campagne. Come loro, anche gli strumenti erano rudimentali e, come sottolinea l’altra curatrice della mostra, Neva Capra, spesso venivano esclusi perché non escludevano, come inadeguato, quasi nessuno. Poi il progresso tecnico e scientifico avanza, silenzioso, affidato a moderni software di simulazione, che consentono ai visitatori di immaginarsi su un deltaplano, un aereo da turismo, un Caproni Ca.9. Fino alle avventure spaziali e al simulatore “Gyrobic”. Tutto questo che “ci azzecca” con Villa Panza e la splendida collezione del Conte Giuseppe Panza? E’ lui stesso a svelare l’affascinante filo rosso: “il nucleo originario della scienza, della tecnologia e dell’arte è la conoscenza”. E sono frequenti e grandiosi i “cortocircuiti” tra arte e tecnologia, dal grande Leonardo Da Vinci (“sarebbe felice di vedere un aeroplano dentro un museo d’arte”, dice Panza) fino a quegli artisti contemporanei, come James Turrell e Maria Nordman, che proprio a Villa Panza hanno lasciato le loro opere nate dallo studio sulla percezione umana. Così il cerchio si chiude, in questa mostra originale e “borderline”, che può trovare posto solo in uno spazio d’arte e di ricerca originale come Villa Panza.

26 giugno 2009 - Andrea Giacometti - direttore@varesereport.it
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