Politica

Il Cavaliere, apprendista stregone che mescola (in tv) destra e sinistra. Parola di Laqueur

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

E’ indicativo il fatto, ma non tutti ne riconosceranno la portata ideologica e sociologica, che a pagina 119 di “Fascismi” (passato, presente e futuro), l’ultimo saggio di Walter Laqueur edito da Tropea (pagine 346, euro 21), compaia il nome di Silvio Berlusconi. “L’impatto dei media e della propaganda è più forte che mai”, e si parte da qui. Dopo lo spostamento delle preferenze nelle ultime elezioni europee (ma anche in quelle amministrative) verso il centrodestra, ci si chiede con maggiore insistenza se i fascismi siano ormai la manifestazione inespugnabile della politica mondiale. E un altro quesito si fa estremamente attuale: siamo di fronte ad una democrazia? E se sì, di quale tipo? La dichiarazione di José Saramago, in quarta di copertina, non offre speranze: “…Il fascismo non si nasconde più. E’ lì, è uscito in strada, è arrivato anche sui media…E noi continuiamo a non rendercene conto”. Laqueur offre una panoramica esaustiva di ciò che è “neofascismo” e del carisma populista che tutt’oggi ha catturato la simpatia dell’Europa. L’Italia non fa eccezione di fronte alla telecrazia del leader Berlusconi, che somma gli elementi tipicamente cristologici dell’uomo che si sacrifica per il popolo – per il bene, per il futuro, per la pace, per la giustizia, per l’eguaglianza e per la libertà – al nazionalismo italiano dirompente fatto di “caccia alle streghe”. In questo caso ancora una volta il comunismo – ormai inesistente anche nelle sue forme più moderate, con un’opposizione incapace e troppo arrendevole per infastidire lo status quo – e l’immigrazione incontrollata. In realtà non si tratta né di fascismo, né di neo-fascismo. La commistione che ci propone il Premier lega i concetti della destra alla demagogia della sinistra. La sua figura incarna il paganesimo degli estremismi, la vicinanza alla Chiesa, l’esaltazione di valori in parte sopiti e da lui stesso traditi, il razzismo, il non rispetto del liberalismo e del Parlamento, la diminuzione della tassazione e la “sovranità del popolo”. Il modello del “dittatore” è realmente mutato in questo XXI secolo? Sì, lo é. Perché la differenza tra autoritarismo e totalitarismo è profonda e radicata nella storia. E l’uomo che si fa dio, che argina l’incertezza, che promette la sicurezza della collettività e del singolo, che trasforma il modello dell’imprenditore prestato alla politica come il modello vincente della politica contemporanea, si rende invincibile. Antepone agli ideali sacri dell’impegno nell’arco costituzionale gli interessi individuali e non quelli di gruppo. E’ un modello che, anche se alcuni non lo vorranno ammettere, si avvicina alle contraddizioni del “fascismo maoista” di Jean-Francois Thiriart, dove la “democrazia partecipativa è un eufemismo per la manipolazione di persone scontente del rendimento dei partiti”. La sfiducia ha raggiunto livelli preoccupanti in tutta Europa, ed è in questo panorama che i nuovi fascismi – che nulla hanno a che vedere con quelli del passato – trovano linfa vitale per germogliare e crescere. E’ nei momenti di crisi che i fantasmi di una democrazia indispettita dai personalismi cannibalistici si presentano con maggiore forza. Disoccupazione, precariato, assistenza sociale, “apatia e irresponsabilità sociale”: la caduta della democrazia parlamentare potrebbe essere prossima. Lo Stato è un’entità lontana e sbiadita. Agli amministratori pubblici si preferiscono i manager: televenditori di sogni che fanno credere di possedere le chiavi del futuro. Laqueur, dunque, presenta un ritratto impietoso e approfondito di ciò è stato e di ciò che potrà accadere. Diritti e privilegi di pochi si offrono in un mercato blindato, dove i ricchi avranno sempre maggiori guadagni e i poveri si troveranno agli angoli della strada. Futuri “soldati politici” per una democrazia giocata al di fuori della polis.

24 giugno 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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