Musica

Ottavio Dantone riporta il Barocco nella modernità

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Villa Cagnola a Gazzada

Il bello di un artista è la possibilità di interpretare la vita a modo suo. Seguendo la propria educazione nei campi della cultura e guardando – questo è il suo vero compito – alle trasformazioni dei conflitti insiti nella società per proiettarle in una concezione musicale sempre più ampia. La musica è alla base di un rinnovamento incessante che richiede una sensibilità contemporanea. Ed è per questo che il Mozart o il Beethoven di oggi non possono, e non devono, essere quelli di 50 anni fa. Di fronte al secondo appuntamento di “Musica in Villa” – Ottavio Dantone che dirige l’Orchestra Filarmonica Italiana (venerdì 26, alle 21, a Villa Cagnola; biglietti a euro 10 e 14) – ci si potrebbe chiedere se ha ancora un significato rispolverare la Water Music e la Music for the Royal Fireworks. Due capisaldi della letteratura barocca di Georg Friedrich Haendel che il pubblico adora ma sulle quali – proprio per la fama che le precede e per l’immenso catalogo discografico a loro dedicato – è facile scivolare. Lavori di tale squisitezza e baldanza a volte incorrono nella banalità di musicisti poco attenti al bisogno di attualizzazione della musica. Eppure la stessa filologia non antepone l’originalità del testo alla sensibilità del direttore. Pretende che si leghino in una proposta che vuole correttezza ma anche originalità. Il Bach “come lo si eseguiva nel Settecento” non esiste, perché dei tempi del Kantor mancano i presupposti politici, economici e sociali. La sfida di Dantone è questa: posizionare le pedine della musica su una scacchiera virtuale dove le regole del passato si impreziosiscono dei vantaggi del presente. Certo, sarebbe bello poter ascoltare la Water Music così come accadde con re Giorgio I: il suo battello risaliva il Tamigi con un altro battello stipato di musicisti. E della Musica sull’Acqua il monarca ne fu a tal punto affascinato che volle che “fosse ripetuta altre due volte, nonostante ciascuna esecuzione toccasse l’ora intera”, narra un testimone di quel 1717 quando l’opera fu commissionata a Haendel. E un altro successo, questa volta per volontà di Giorgio II, fu la Musica per i reali fuochi d’artificio. La colonna sonora, affidata ancora a Georg, avrebbe accompagnato la festa dei fuochi nel Green Park di Londra del 1749. Lo spettacolo era garantito dalle macchine ingegnose dell’architetto Giovanni Servadoni e da Gaetano Ruggieri, fantastico alchimista della pirotecnia giunto da Bologna. Insomma, divertimento garantito per chi ama il barocco e per chi pensa possa essere un genere di grande intrattenimento. Dantone lo si segue con curiosità, perché ha sposato la causa di riscoprire pagine della musica antica (ma non solo) che si erano orami dimenticate per presentarle in “prima esecuzione moderna”. Ecco, la modernità è un concetto che questo musicista tratta con rispetto. Non tradisce la genesi dell’opera, semmai la esalta, la capisce, la racconta con la severità dello studioso e la libertà dell’interprete di quest’epoca. Con l’Orchestra Filarmonica Italiana non incontrerà difficoltà perché la formazione, che esiste da più di trent’anni, ha compiuto in questi ultimi anni due passi importantissimi: la registrazione con Andrea Bocelli (artista che accompagna in Italia e all’estero), del dvd “A night in Tuscany” ed il concerto per i 10 anni dell’emittente satellitare “Al Jazeera”. Quindi, sufficientemente eclettica per soddisfare le pretese del Dantone varesino.

23 giugno 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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