Varese

Tibet libero. A Varese serata di solidarietà e cultura contro l’oppressione nel “paese delle nevi”

tibet_02Affascinante e coinvolgente recital delle forme rituali della cultura tibetana, a Varese, Teatrino “G. Santuccio” (via Sacco n. 10), martedì 23 giugno 2009, ore 20.45, in occasione della manifestazione “Tibet: cinquant’anni di resistenza nella tempesta”, un appuntamento per rievocare la memoria dell’invasione cinese del 1959 nel Tibet. Promotore dell’iniziativa la Fondazione Maria Giussani Bernasconi per il Restauro d’Arte e per gli Studi Umanistici, in collaborazione con l’Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling e il patrocinio del Comune di Varese. Interpreti delle danze e dei canti rituali i monaci tibetani: Tenpa Lama, Dakpa Lama, Jokyab, Dhargye, Artse, Phubu Tenzin, Thupten Dhargyal Lama, Karma Dorjee Lama, Sonam Norbu Lama, Sonam Phuntsok Lama, nonché Tinly Sherpa, con la partecipazione della cantante, profuga tibetana, Soname Yangchen. La città di Varese non è nuova ad accogliere con vivo consenso di partecipazione le iniziative di alcuni “amici del Tibet” che risiedono variamente in terra “insubrica”. 1959 – 2009: sono cinquant’anni dalla brutale invasione del Tibet da parte delle armate cinesi, che da quel tempo hanno barbaramente oppresso il popolo tibetano, uccidendo crudelmente innumerevoli vittime, sopprimendo ogni forma di vita autonoma, distruggendo e cancellando il grande retaggio di una tra le culture più antiche e di più alto valore tra quelle fiorite nella storia dell’umanità. Dal 1959 il Tibet è nella tempesta, ora più ora meno violenta, ma sempre nefasta, sempre distruttrice di cultura, sempre crudele, sempre distruttrice di umanità inerme che si è ritirata a vivere sul “tetto del mondo”, nel “paese delle nevi”, là dove la terra è più vicina al cielo. Dalla memoria, incessantemente rinnovata, della grande tradizione spirituale e culturale del mondo tibetano può nascere ovunque nel mondo un conforto alla resistenza nella tempesta, con la speranza che torni ad illuminarsi una via della pace, che consenta al retaggio ancora vivo della cultura tibetana di rinascere e di rifiorire nella propria terra, non più soltanto peregrinando esule per quelle terre del mondo che hanno capito che ospitando i testimoni viventi del Tibet rinfocolano la propria capacità di libertà. Ecco il programma della serata pro-Tibet: alle ore 20.45, il professor Luigi Zanzi, Una memoria per la resistenza per il Tibet; alle ore 21: un gruppo di monaci provenienti dal Monastero di SERA, Spettacolo di danze e canti rituali. Prima parte (21-21.40): CEN.GIA POE.NE; NGA CHAM ­- DANZA DEL TAMBURO; YAK CHAM ­- DANZA DELLO YAK; LA DANZA DEI QUATTRO ANIMALI FEROCI; CANTO POPOLARE CIOKA SUM LE TRE REGIONI DEL TIBET; RATENG ­- LA DANZA DEL CAPPELLO NERO. Seconda parte (22-22.40): CANZONE TRADIZIONALE ­- TROPO LA ­- AMICI; DANZA TRADIZIONALE; TA GIU -­ LA DANZA DEL CAVALLO; TRA.SHI SCIOL.PA; CANTO DEI NOMADI -­ DROKPA LU; SING CHAM ­- DANZA DE LEONE DELLE NEVI; SCIAN CHAM -­ DANZA DEL CERVO; DANZA TRADIZIONALE; DU DRANG -­ DANZA DEGLI SCHELETRI. Alle ore 21.40-22 Soname Yangchen, Canzoni per animare nel proprio cuore il ricordo del Tibet; ore 22.40, Preghiera finale per la pace.

22 giugno 2009
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