Economia

Studi di settore, parte la contestazione dei Brambilla. Cna: “non tengono presente la crisi”

artigiani_internoIl cattivo umore delle piccole imprese del Varesotto non si placa, anzi aumenta. A peggiorarlo non è solo il difficile momento economico: ad aggiungere difficoltà a difficoltà sono le ultime novità emerse dagli studi di settore, strumento in vigore dalla fine degli anni novanta e mai troppo amato da piccole imprese e professionisti. Stando alle prime simulazioni fatte dal solidario varesino, infatti il programma messo a punto dall’Agenzia delle Entrate non tiene conto della crisi. E così Cna Varese Ticino Olona, nel pieno della stagione delle dichiarazioni dei redditi, alza di nuovo la voce e chiede una moratoria di due anni nell’applicazione degli studi di settore. “Una misura – fanno sapere dalla Cna – che potrebbe servire a stemperare il pesante clima di sfiducia che avvertiamo quotidianamente nel confronto con imprese che si sentono messe di fronte all’alternativa tra pagare su redditi non realizzati, aprire un contenzioso o chiudere l’attività”. L’appello non è una novità: già a novembre, alle prime avvisaglie della crisi, gli artigiani si erano uniti al coro che chiedeva la sospensione nel biennio 2009 – 2010. “Si era parlato – dicono dalla Cna – di una revisione dello strumento in grado di consentirgli di misurare correttamente l’impatto della crisi e, con tale obiettivo dichiarato, era stata chiesta la collaborazione delle Associazioni e delle imprese per raccogliere on line elementi utili per una ritaratura dei parametri”. Eppure il tutto si è concluso con nulla di fatto, anzi sono arrivate persino delle sorprese con la pubblicazione di Gerico, il programma di calcolo in cui inserire i dati per la verifica di congruità con i parametri. “Fatte le prime elaborazioni – continua la nota di Cna – ci si deve rendere conto che l’Amministrazione finanziaria ritiene che le imprese, nell’anno di disgrazia 2008, non possano non avere comunque incrementato il loro volume di affari, come è possibile desumere dal prospetto che riporta i risultati di cinque casi emblematici. Ilo scenario che si prospetta, secondo gli artigiani, è ora quello di imprese che, in una già difficile situazione economica, si vedranno costrette a non adeguarsi alle pretese assurde derivanti dall’applicazione degli studi e rimanderanno a un sicuro ma futuro contenzioso la difesa delle loro buone ragioni, creando la premesse per un ennesimo, ulteriore condono.

19 giugno 2009 - Paola Provenzano - p.provenzano@varesereport.it
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