Cultura

La Milanesiana compie dieci anni. Una guida faziosa

Elisabetta e Vittorio Sgarbi

Elisabetta e Vittorio Sgarbi

Parte lunedì 22 giugno, al Teatro Dal Verme di Milano, sede degli incontri, l’edizione numero dieci del festival “La Milanesiana”, rassegna dedicata, questa volta, all’affascinante tema dell’Invisibile, curata da Elisabetta Sgarbi, quale direttore artistico, e promossa dalla Provincia di Milano, con il Comune di Milano e il sostegno della Regione Lombardia. Una manifestazione importante, che ha visto giungere l’adesione del Presidente della Repubblica, e che, fino al 6 luglio, offre la possibilità di incontrare, per 14 serate, alcuni tra i più autorevoli personaggi della scena culturale internazionale. In cartellone anche 5 giornate di proiezione allo “Spazio Oberdan” con i registi ospiti della manifestazione e poi gli Aperitivi con gli Autori (alle ore 12) presso la Sala Buzzati e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, a cura della Fondazione Corriere della Sera, di cui saranno protagonisti gli ospiti della serata precedente affiancati da scrittori, giornalisti, scienziati, intellettuali di fama internazionale, a dibattere su temi di attualità. Ma, al di là delle dichiarazioni dei promotori e dei sostenitori, diamo un’occhiata al programma, assolutamente convinti che ci si trovi di fronte ad una sorta di miracolo, dato che in questi ultimi dieci anni la programmazione culturale nella metropoli è quasi pari a zero, una programmazione ad encefalogramma quasi piatto, rispetto a cui “La Milanesiana” costituisce una rara eccezione (oltre a poche altre iniziative nel corso dell’anno). Come dice la Sgarbi, la manifestazione “non rincorre le novità del momento”, punta ad “un radicamento forte, che nulla conceda alle aleatorie mode del momento”. Bene. Vi offriamo una piccola guida assolutamente faziosa e personale di personaggi che saranno al Teatro Dal Verme a partire dalle 21: il 24, Boris Pahor, un grande scrittore sloveno di Trieste, che guardò l’avvento del fascismo da casa sua e ne sperimentò concretamente l’ideologia in un campo di concentramento (che racconta in “Necropoli”, Fazi editore); il 25 è la volta di Imre Kertesz, scrittore ungherese di origini ebraiche, anche deportato dai nazisti, premio Nobel per la letteratura nel 2002; il 26 è la volta di Claude Lanzmann, cineasta francese, che si impegnò per 11 anni a realizzare il film Shoah, capolavoro costruito sulle testimonianze dei sopravissuti; il 1° luglio è in programma l’intervento di Manlio Sgalambro, che oltre ad essere mentore di Battiato, è soprattutto un filosofo tra i più originali e isolati; il 5 luglio c’è Elie Wiesel, autore sopravvissuto ad Auschwitz, premio Nobel per la pace nel 1986, autore di uno dei veri capolavori del Novecento “La notte” (La Giuntina). In Sala Buzzati, il 7 luglio, invece, un ricordo di un grande filosofo, Franco Volpi, con Cacciari, Marramao e Vattimo.

17 giugno 2009
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