Gallarate

Il minimal Gianmaria Testa canta delle “altre latitudini” della vita, partendo dal Ponente ligure

Gian Maria Testa

Gianmaria Testa

Sarà per quella faccia un po’ così, per quell’espressione un po’ così, per quella musica un po’ così. Sarà per quel “così” che Gianmaria Testa – di scena il 13 novembre al Teatro Condominio di Gallarate per presentare uno spettacolo che parla della Liguria di Ponente (“francese” e contraria al turismo sfacciato) – ha conquistato il pubblico poco alla volta. Vive nelle Langhe, in Piemonte, e da questa terra si è lasciato ispirare: minimalista, un poco come i Conte, ma anche poeta intimo, legato alla tradizione del folk quanto al jazz. Note di scena quotidiane: due chitarre e una voce per il suo quarto album (“Valzer in un giorno” ha venduto più di 100mila copie), Targa Tenco 2007 per il cd “Da questa parte del mare”, un lavoro introvabile riedito – “Lampo” – e un successo immediato in Francia ma non in Italia. Le Monde ne parla benissimo. Concerti, più di 1500 tra l’Europa e gli Stati Uniti. E poi, nel 2009, “SOLO – Dal vivo”, lavoro che visita l’umanità con virgole di suoni e parole. Perché, dice Testa, “quelli come me incominciano da soli a battagliare una chitarra. Finché il legno si svernicia e le dita si scavano di corde…Avrei suonato e cantato ovunque. Con o senza dischi, con o senza pubblico. Per questo nei concerti non patisco affanni, mi dico che è un incontro da onorare. Gente che è partita da casa apposta, qualcuno per caso, da non far pentire”. Il suo segreto è la semplicità: sul palco c’è uno come noi, un uomo forse insicuro che canta per trovare un altro che gli dica “è così, di nuovo”. Ci sono ancora cantautori come Testa? Pochi, perché l’Arte è prima di tutto un dovere che faccia crescere il pubblico, poi un piacere da condividere con tutti. Anche con chi non la capisce e dichiara, però, un particolare di cui non ti eri accorto. Ecco Gianmaria Testa: aspro e tenero, senza velleità da divo, senza aspettative particolari se non quelle di soddisfare la propria sete di conoscenza. Con la crudezza delle sue liriche, la capacità di raccontare, le canzoni d’amore di “Altre Latitudini”, il significato di popolo, patria, terra. Esodo. Spazi dove la musica incontra Erri De Luca e Paolo Rossi, omaggia Fred Buscaglione e Léo Ferré e tralascia l’esercizio di stile per farsi pratica di sopravvivenza.

17 giugno 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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