Musica

Ivan Della Mea, nelle sue canzoni la Milano della lingera e delle Coree. E poi venne l’impegno

Ivan Della Mea

Ivan Della Mea

Con la scomparsa del cantautore Ivan Della Mea si chiude un’epoca della canzone d’autore. Una canzone politicamente impegnata, quella del musicista, nata a stretto contatto di gomito con i fermenti e le mobilitazioni degli anni Sessanta e Settanta. Ma nello stesso tempo, anche una canzone capace di attingere umori e spunti da una ricerca approfondita nei confronti delle tradizioni musicali popolari italiane. Della Mea è morto, a 69 anni, nell’ospedale San Paolo, nella città in cui si era presto trasferito dalla nativa Lucca e in cui aveva iniziato a scrivere canzoni, anche per l’attrice esistenzialista Milly, un periodo in cui toccò l’apice con la bellissima canzone “Mia cara moglie”. Era la Milano delle case di ringhiera, dei teddy boys, della lingera (piccola malavita) e delle Coree, gli agglomerati urbani in cui trovavano rifugio gli immigrati provenienti dal Sud Italia. Sempre a Milano, insieme a Gianni Bosio, fu il fondatore del Nuovo Canzoniere Italiano, nel ’62, raccogliendo l’eredità del gruppo torinese dei Cantacronache. E insieme a Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Michele Straniero, Della Mea, con l’altra sua importante iniziativa, la collana dei Dischi del Sole, ha documentato una stagione in cui la musica faceva da colonna sonora dei fermenti giovanili degli anni Sessanta e delle lotte che si diffondevano in tutto il Paese. Negli anni ’90 è stato il direttore dell’Istituto De Martino di Sesto Fiorentino, una delle più prestigiose istituzioni dell’antropologia musicale italiana. Tra i titoli più famosa della sua discografia “Il Rosso è diventato giallo”, “Se qualcuno ti fa morto”, “La nave dei folli”, “La piccola ragione di allegria”. Nel percorso di Della Mea non mancò neppure il cinema, dato collaborò al western “Tepepa”, scritto con Franco Solinas, e interpretato anche da Thomas Milian e Orson Welles, mentre interpretò “I Giorni Cantati” di Paolo Pietrangeli, con Roberto Benigni, Mariangela Melato e Giovanna Marini.

15 giugno 2009
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