Politica

Se il Carroccio vince, ma è “contro”

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Anche sull’Expo 2015 non tarderanno a farsi sentire gli effetti delle elezioni appena concluse e del cambio di equilibri nel centrodestra. Nessun dubbio sull’exploit dei lumbard e, dunque, nessun dubbio neppure sul fatto che giorni difficili attendono l’Esposizione. Il Carroccio si è da sempre segnalato come uno dei grandi avversari dell’evento, così come una componente fondamentale di Forza Italia, come quella formigoniana, si è al contrario sempre dichiarata favorevole dell’appuntamento milanese, pur cercando, nel corso del tempo, di caricarlo di significati di partecipazione popolare restati fino ad oggi lettera morta. Perché tanta diffidenza da parte del Carroccio? C’è un aspetto di cultura politica che conta: la cultura lumbard è etnoregionale, circoscritta cioè ad un territorio locale (anche se ora si è fatto più ampio rispetto alle origini), e dunque resta assolutamente refrattaria e sospettosa rispetto a quelle prospettive europee, quando non addirittura planetarie, aperte da Expo. C’è poi una forte diffidenza, tra gli uomini di Bossi come il leader milanese Matteo Salvini, nei confronti di quelli che sono i protagonisti parassitari di questa partita: pesantissima la presenza di realtà immobiliari che vedono nell’Esposizione una preziosa occasione di business sulle aree. La violenta polemica sul destino della nuova area fieristica dopo l’evento, con marce e retromarce da parte dei vertici della società per l’Expo, è il segnale di quanti appetiti e di quanti consapevoli allarmi stia suscitando questa manifestazione. Senza dimenticare le denunce inquietanti da Palermo circa le infiltrazioni mafiose negli appalti. Il Carroccio sembra temere che tutto questo possa uscire dal suo controllo e, dunque, nonostante la presenza di suoi uomini ai vertici della decisiva Fondazione Fiera (come il sindaco di Varese, Attilio Fontana), non mostra alcuna propensione a sostenere Expo. Dopo i risultati elettorali, tutto questo è destinato ad ingigantirsi e i bastoni tra le ruote di Moratti e Formigoni a moltiplicarsi. Sempre che Expo non risponda anche ad un interesse nordista, un interrogativo che i leghisti dovrebbero porsi seriamente.

10 giugno 2009
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