Politica

Dalle urne esce più forte il partito lepenista italiano

Jean_marie Le Pen

Jean-Marie Le Pen

Dalle urne esce un’Europa più debole. Il più basso livello di votanti nella storia di Bruxelles, i buoni risultati dei partiti euroscettici, l’inquietante avanzata dei partiti di estrema destra un po’ dovunque, la dicono lunga su un’istituzione che continua ad apparire lontana e burocratica. Sul versante del mercato elettorale italiano, ciò che invece più preoccupa è il modo in cui si è tradotta l’onda lunga conservatrice che si è registrata anche in Francia, Spagna e Portogallo. Da noi il Pdl è cresciuto, ma non quanto sperava. A tarpare le ali al volo del Cavaliere verso il 40% ci hanno pensato, al Sud, la confusa nebulosa destrorsa che girava attorno al governatore Lombardo, e al Nord, il vero e proprio exploit registrato dalla Lega Nord (oltre il 10%). Un esito politico, si dirà, assolutamente prevedibile, così come i voti raddoppiati dal partito dipietrista dall’altra parte dello schieramento. La vera questione, centrale soprattutto nel profondo Nord, sul nostro territorio, è questa: il centrodestra si sposta ancora più a destra. Dove finiranno, a questo punto, le ambizioni di partito degasperiano e moderato? Non stupisce che il successo dell’ultradestra europea qui si traduca nel successo non tanto dei neofascisti di Forza Nuova, che fortunatamente restano al palo, ma nel balzo della Lega Nord, partito di lotta e di governo. Una forza politica etnoregionalista fortemente radicata, certamente capace di interpretare, meglio di altri, disagi e paure, ma che, a differenza di importanti partiti autonomisti europei, ricorda molto più Le Pen che il Partito popolare europeo, così amato dal Pdl. La pressione che un partito come quello di Bossi può attuare sul centrodestra, di fatto radicalizza a destra il partito berlusconiano. Davanti a sè, il Pdl trova un pericoloso vicolo cieco: quello dell’intolleranza verso gli stranieri, della sicurezza garantita dalle ronde, del radicamento territoriale come chiusura ed esclusione, tematiche cavalcate in Europa proprio dalla destra radicale. Una prospettiva che merita una preoccupata riflessione da parte di tutti, ma in particolare da parte dei tanti moderati che sostengono il centrodestra e, tra questi, di quell’area cattolica che ne costituisce un’importante anima da sempre.

8 giugno 2009
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Un commento a “Dalle urne esce più forte il partito lepenista italiano

  1. Luca Fava il 13 giugno 2009, ore 22:52

    Ma cosa ha da spartire il carroccio con il partito di Le Pen ? L’accostamento mi pare a dir poco una bestemmia politica , a meno che si cada nei soliti luoghi comuni . Per capirci abbinare alla lega i soliti triti temi della xenofobia , razzismo e intolleranza senza analizzare in modo obbiettivo la spinta popolare del movimento di Bossi . Devo dire che probabilmente il buon Le Pen non avrebbe mai fatto eleggere a sindaco una donna di colore , come accaduto a Viggiù e abilmente fatto passare sotto silenzio dai media di una certa parte politica . Chi crede di mettere a tacere un movimento che viene dalla gente come la lega si sbaglia di grosso , dovrà sempre fare i conti con il popolo che va rispettato per quello che ha votato . Piaccia o no .

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