Varese

Il presidio Ubuntu: straniero non equivale a criminale

home2_interno1Un presidio contro il pacchetto-sicurezza del governo a Varese, il territorio che da sempre è considerato la culla della Lega Nord, il partito che più di ogni altro chiede mano dura e fermezza contro clandestini e irregolari. La mobilitazione è stata organizzata, in occasione della Festa della Repubblica del 2 maggio, dal movimento che organizza le comunità straniere, Ubuntu. Così, dopo la mattinata dedicata alle celebrazioni ufficiali, con autorità e politici, nel pomeriggio è stata la volta delle comunità straniere della nostra provincia, una realtà importante considerando che, nei prossimi anni, proprio da esse verrà la maggior parte dei futuri cittadini varesini. “Siamo contrari alla discriminazione contro gli stranieri che il pacchetto contiene – dichiara il leader di Ubuntu, Thierry Dieng -, siamo offesi dall’equazione fatta dal governo immigrati uguali a delinquenti”. Non si può ridurre la realtà degli stranieri ad un problema di ordine pubblico. “Lavoriamo, siamo inseriti nella società, facciamo proposte culturali. E come movimento Ubuntu lanciamo iniziative che tendono all’integrazione e non all’emarginazione degli stranieri”. Una cinquantina di stranieri di varie comunità si sono dati appuntamento in piazza Repubblica. E, detto per inciso, l’unico politico (candidato alle elezioni) presente in piazza, è stato Rocco Cordì. “I nostri valori fondamentali – rimarca un altro esponente, Daniel Yapi Yapo – sono l’amore e l’agape fraterno capaci di abbattere barriere, mentre il nostro nemico numero uno è il linguaggio dell’odio e della violenza”. Il presidio è stato anche l’occasione per raccogliere adesioni alla campagna nazionale contro il razzismo “Non aver paura”, sostenuta da molte sigle del mondo associativo e non profit. Ci piace ricordare, tra le tante, la Caritas italiana, la Comunità di Sant’Egidio, il Gruppo Abeke e Libera. Da Varese parte, dunque, una mobilitazione per l’integrazione e il dialogo. “Parte da qui – conclude Thierry – perché proprio gli stranieri che vivono in terra leghista hanno una responsabilità in più. E una sfida dura, ma che è giusto accogliere per il bene di tutti”.

2 giugno 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi