Chiesa

Mariapoli, città dell’amore in provincia di Varese

home1_interno7Cinque giorni per dare vita ad una città dell’amore e dell’unità. Al De Filippi di Varese, l’istituto fondato da “don Pigio”, sta vivendo quella “città per la città” che il Movimento dei Focolari chiama, con una sola, suggestiva parola, “Mariapoli” (“Città di Maria”). Sono ottocento i partecipanti a questa settimana di preghiera e di riflessione (trecento provengono dal solo nostro territorio provinciale) che i focolarini, dopo 40 anni, hanno riportato nella città giardino. La prima impressione che si ha, mettendo piede in questa “Mariapoli” varesina, è di gioia. Non una gioia superficiale di chi ignora il mondo e i suoi problemi, ma la gioia di ritrovarsi insieme per condividere valori cristiani, ma, soprattutto, autenticamente umani. Un prezioso tesoro con il quale tornare ad affrontare la vita di ogni giorno. “Questo è un appuntamento annuale – spiega Rossana Bongiorno, responsabile del movimento per la Lombardia Nord-Ovest, più i territori di Novara e Verbania e, a Milano, medico di base -, e si propone come un momento di formazione non solo spirituale, ma anche a livello umano. Attingiamo forza e luce da riportare nelle nostre città, nelle nostre case”. Un popolo che si ritrova a condividere una vita che obbedisce al comandamento dell’amore reciproco, e che, in basse ad esso, crea unità tra i diversi. “Al movimento aderiscono persone di varie estrazioni e delle più diverse condizioni – spiega l’altro responsabile del movimento, Marco Bartolomei, nella vita impegnato in un ufficio commerciale di un’azienda milanese -. Anche persone di religioni diverse, perché l’unità va al di là delle barriere e le abbatte”. Una spiritualità intensa e capace di rigenerarsi alla luce della fede, ma anche capace di ricadute sorprendenti nella vita di ogni giorno, secondo il messaggio della fondatrice del movimento, Chiara Lubich, che ad un anno dalla morte è più che mai viva nelle parole dei focolarini. Una città dove si tengono presenti tutte le necessità delle famiglie e delle persone: ci sono le sale per la riflessione e la preghiera, c’è uno spazio per l’asilo, c’è una sala adibita a piccola infermieria, ci sono i banchetti con i libri e le riviste della casa editrice “Città nuova”. Non manca neppure un mini-atelier di moda: si chiama “Gigli del campo” e si trova in una delle trenta cittadelle dei focolarini, quella sorta nel ’69 a Loppiano (nei pressi di Firenze). “La stessa Lubich ha voluto che nascesse questo atelier – spiega la brasiliana Thavi -, perché all’armonia interiore deve corrispondere un’armonia esteriore, che si esprime nel vestiario”. Una piccola realtà artigiana che confeziona abiti per ora rivolti solo alle donne. Ma col tempo, siamo sicuri che il piccolo atelier fabbricherà anche capi per uomini e bambini. Non ci sono barriere che possano fermare i focolarini.



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30 maggio 2009
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