Storia

La Battaglia del San Martino, ecco come andò veramente

Franco Giannantoni

Franco Giannantoni

Il giorno della Festa della Repubblica, martedì 2 giugno, il Comune di Cassano Valcuvia si appresta a celebrare la Battaglia del San Martino, che avvenne tra il 14 e il 16 novembre 1943 e che fu definita da Giorgio Bocca la “prima battaglia della Resistenza”. E proprio ad uno dei protagonisti di quell’avvenimento passato alla storia, il tenente colonnello Carlo Croce, comandante del “Gruppo 5 giornate”, sarà dedicato uno spazio privilegiato all’interno del nuovo Centro documentale che sarà inaugurato alle ore 16, alla presenza dei ministri Bossi e Maroni. Ma come avvenne, nella realtà, la battaglia sul San Martino? Chi era veramente il tenente colonnello che guidò i suoi uomini nello scontro con i tedeschi e che poi morì in seguito alle torture che gli furono inflitte dalle SS? Il tenente colonnello Carlo Croce (nome di battaglia “Giustizia”) era un personaggio piuttosto anomalo nell’ambito del movimento resistenziale. Ce ne parla il giornalista e storico varesino Franco Giannantoni, che alla Resistenza e alla “notte di Salò” ha dedicato numerose pubblicazioni, e che possiede diversi documenti relativi ai fatti che videro protagonista il gruppo di Croce. “Croce era un monarchico, un soldato, un uomo che fece la scelta di rispondere ai nazifascisti, dopo l’8 settembre, con una resistenza passiva”, dice Giannantoni. Cioè? “Fece la scelta di combattere i nemici in campo aperto, guidato da un generoso amor patrio, ma totalmente privo di quella strategia che la resistenza richiedeva”. Nessuna azione improvvisa, nessun “mordi e fuggi” per colpire tedeschi e fascisti, ma la decisione di “difendere il sacro suolo della patria, il territorio, come se fosse stato il Carso”. Interessante la vita che conduceva il “Gruppo 5 Giornate”. “Era la vita di una piccola caserma – continua lo storico varesino -, con regole militari, con il giuramento, l’alzabandiera e la corte marziale, con la scelta di non contrastare il nemico con fulminee azioni armate, ma di attenderlo per rispondere in campo aperto. I componenti del gruppo scendevano e salivano dal San Martino come se fossero in una caserma, con i permessi. Naturalmente questo offriva il fianco a spie e infiltrazioni”. La battagli del San Martino è il racconto di una sconfitta annunciata. Il 13 novembre del ’43, arrivò da Milano il 15° Reggimento tedesco, oltre 2000 uomini ben armati, accompagnati da Regi Carabinieri e Avieri, ai quali fu affidato il compito di fare un cordone sanitario ai piedi del San Martino, mentre i tedeschi salivano da tutte le parti verso la cima. L’attacco avvenne il 14, e i 2000 tedeschi si trovarono di fronte un gruppo male armato. La risposta all’attacco avviene al grido “Avanti Savoia!”. La battaglia continua il 15 e saranno 38 le perdite del gruppo, tra fucilati e caduti in battaglia. Alle 18 del 15 Croce decide di lasciare la montagna varesina, minando forte e gli accessi delle gallerie della Linea Cadorna. A Ponte Tresa i superstiti riescono ad entrare in Svizzera. “Un protagonista – conclude Giannantoni – di una Resistenza condotta con spirito badogliano, militare, attendista, senza alcun rapporto con i partiti che stavano faticosamente rinascendo. Un isolamento che costò una sconfitta durissima, nonostante l’eroismo di Croce e dei suoi compagni”. Croce morirà, nel luglio del ’44, perché arrestato al suo rientro in Italia e torturato. Venne sepolto a Bergamo sotto falso nome. Nelle sue tasche l’elenco completo del suo gruppo, con nomi e cognomi.

28 maggio 2009
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