Cultura

“Amor di libro”, polemiche e considerazioni serie

libro_internoIl comunicato stampa uscito dal Comune di Varese, con cifre e dichiarazioni del sindaco Fontana, servirà a scrivere la parola “fine” alle polemiche sull’edizione di “Amor di libro” appena terminata? Chissà. Certamente stiamo parlando di una manifestazione non nuova alle polemiche. E’ sufficiente ricordare quella sollevata, qualche anno fa, dal settimanale diocesano “Luce” di fronte alla presenza a Varese di Alain De Benoist, ideologo della “nuova destra”. E’ noto: la polemica è il sale della vita. Non sono mancati, del resto, interessanti spunti nelle polemiche di questi giorni. Partiamo dalla programmazione culturale del Comune di Varese. Ci sono settori con il freno tirato da anni, benché sempre presenti a bilancio (esemplare il caso dei Civici Musei, dove, da anni, non si vede una mostra degna di questo nome), ci sono manifestazioni che navigano a vista in mare aperto (è il caso della Stagione teatrale comunale, sempre sul punto di venir meno), ci sono rassegne che sollevano più di una perplessità. E’ giusto che l’informazione locale sia severa ed attenta su eventi e manifestazioni organizzate dal Comune o che vedono il Comune partecipare, dovrebbe esserlo sempre, e invece spesso i giornali appaiono piuttosto accomodanti. Soprattutto dovrebbe essere passata al vaglio ogni proposta: perché tanti interrogativi soltanto su “Amor di libro”? Perché non si ragiona anche su qualità e contenuti di altri appuntamenti, magari con molta meno partecipazione di pubblico e molto più a tinta unita (magari verde)?  Va fatta poi una considerazione più generale sull’amministrazione Fontana. Limitandoci alle sole questioni relative alla cultura, si è parlato di nuovo teatro, di Villa Mylius come centro di mostre e dibattiti, di nuove cappelle al Sacro Monte. Finora tutto questo è rimasto allo stato di puro enunciato. Che fine hanno fatto questi progetti? Resteranno per sempre pagine di un libro dei sogni (o degli incubi, se si pensa al progetto del Sacro Monte)? La politica culturale di palazzo Estense si rivela episodica ed incerta, priva di una vera linea di forza, senza priorità chiare. Tutto finisce per essere uguale, e dunque nulla diventa fondamentale. Se “Amor di libro” vuole diventare un appuntamento caratteristico di Varese, molto deve cambiare. Il modello è vecchio, la durata è eccessiva, nel programma c’è il buono, il mediocre, ma anche il pessimo. I lettori non sono stupidi, sanno scegliere, vanno dove si propone loro qualcosa di convincente. E’ meglio evitare di addossare sui lettori la colpa dei risultati mediocri di una manifestazione. Ognuno si prenda le sue responsabilità e faccia i cambiamenti necessari. L’immobilismo sarebbe la risposta peggiore.

27 maggio 2009 - a.g. - direttore@varesereport.it
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