Chiesa

Chiesa italiana, inadeguato il ddl sulla sicurezza

bagnasco_011I Vescovi italiani tornano ad attaccare il ddl sicurezza del governo. Nell’intervento che ha aperto la 59esima Assemblea generale della Conferenza episcopale, che terminerà venerdì, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi, è tornato con toni severi a parlare del pacchetto sicurezza al quale la Camera ha detto il primo sì. Una ripresa di ragionamento, in realtà, dato che alte gerarchie e associazioni cattoliche si erano già espresse negativamente nei giorni scorsi sul provvedimento che, all’interno della maggioranza, viene fortemente caldeggiato soprattutto dalla Lega Nord. Certo, secondo il cardinale Bagnasco sono state apportate alcune “significative correzioni” al testo precedente, ma nonostante questi mutamenti restano ancora dei “punti di ambiguità”. “Nell’ultimo periodo si è parlato molto di immigrazione. In primo luogo a causa del disegno di legge sulla sicurezza che la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura, dopo alcune significative correzioni che peraltro non hanno superato tutti i punti di ambiguità”. Un argomento che ha conquistato l’attenzione generale anche “a causa della concomitante ripresa degli attraversamenti del Mediterraneo che sono tra le modalità, non la più ricorrente, ma certo una delle più pericolose, di ingresso irregolare nel nostro Paese”. Quale la risposta a tali fenomeni? Le nostre autorità, ha continuato Bagnasco, “hanno risposto con la controversa prassi dei respingimenti, già sperimentata in altre stagioni come pure in altri Paesi”. Di fronte a tutto ciò, il presidente dei vescovi ha ribadito che il criterio fondamentale di giudizio deve essere “il valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili”. Oltre a questo criterio fondamentale, ce ne sono altri, “come la legalità, l’affrancamento dai trafficanti, la salvaguardia del diritto di asilo, la sicurezza dei cittadini, la libertà per tutti di vivere dignitosamente nel proprio Paese, ma anche la libertà di emigrare per migliorare le proprie condizioni da contemperare naturalmente con le possibilità d’accoglienza dei singoli Paesi, o magari solo per arricchirsi culturalmente”. Secondo Bagnasco, dunque, “il singolo provvedimento finisce con l’essere fatalmente inadeguato, se non lo si può collocare in una strategia più ampia e articolata che una nazione come l’Italia deve darsi a fronte di un fenomeno epocale come la migrazione di intere popolazioni”.

25 maggio 2009
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