Cultura

“Amor di libro” delle polemiche. Si lamentano i librai, poco pubblico. Cambiamo marcia

home1_interno5Si chiude la rassegna “Amor di libro” e scoppiano le polemiche. Un segno meno per quanto riguarda le vendite (le librerie partecipanti parlano di un calo degli introiti del 25%), e incontri con gli autori andati deserti. Ci sarà ancora “Amor di libro” il prossimo anno? Ancora l’assessore alla Cultura di Varese (ovvero il primo cittadino Attilio Fontana) dirà di sì alla rassegna dedicata a libri e lettori? Non c’è dubbio che la rassegna mantiene ancora oggi una struttura che risente degli anni che passano. C’è un programma che esce da palazzo Estense, che tiene presente i “desiderata” di realtà e associazioni, li include nel cartellone e via con le danze. Tra l’altro, come è accaduto quest’anno, grandi librerie se ne stanno fuori e continuano a programmare i loro incontri. E’ il caso di Feltrinelli, Mondadori e di una bella realtà, con molti lettori affezionati, come la Libreria del Corso, la vera libreria varesina, erede anche di Pontiggia. E’ un modello che tiene? Crepe e rughe sono venute alla luce. E hanno riproposto l’eterna questione: un evento come “Amor di libro” può essere uno tra i tanti (dal festival di “Terra Insubre” a tutto il cartellone estivo) oppure deve essere un evento al quale tutti collaborano, magari garantiti da un “comitato scientifico”, di indiscutibile serietà e indipendenza? Qualcuno, in questi giorni, ha citato il “Festival della letteratura” di Mantova. Bene, bravo. Ma ci siete mai stati al festival? E’ un evento che viene preparato per un anno intero, mobilita tutte le risorse e tutte le energie presenti in città (a partire dalle grandi catene come Feltrinelli e Mondadori), muove centinaia e centinaia di giovani volontari orgogliosi di dare una mano al festival. E, soprattutto, il festival mantovano coinvolge categorie economiche, albergatori, ristoratori, che vedono nel festival un’occasione per fare affari. Certo, un modello come questo richiede una classe politica lungimirante che, per guadagnare consenso in tempi medio-lunghi, rinuncia al risultato immediato. Varese può farcela? Può farcela la sua (tanta) gente che ama la cultura a mettersi insieme e non badare ognuno al suo orticello? Può la classe dirigente (sindaco in testa, persona colta ed esperta) a dare una svolta alla vita culturale della città? Interrogativi importanti, dai quali dipende il futuro di noi tutti. Varesini e lettori.

25 maggio 2009
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