Expo

Dopo i tagli, è arrivato un altro no

fierarho1E’ indubbio il pressing del governatore della Lombardia su Expo 2015. Formigoni, di fronte ai tagli e ritagli da parte del governo sostenuti dal Carroccio, non arretra. Anzi, rilancia. Non è possibile rivedere al ribasso la programmazione passata al vaglio a livello internazionale al momento della vittoria di Milano. “E’ esclusa la possibilità di usare i padiglioni fieristici già esistenti. L’Expo deve avvenire in un’area dedicata e costruita ex novo”. Nessuna marcia indietro, dunque, sarebbe ammessa dall’organismo internazionale del Bie. Nonostante il fatto che, per quanto riguarda il taglio di un miliardo, con le dovute ricadute sul fronte delle infrastrutture, le motivazioni opposte dagli esponenti leghisti riguardano la necessità di fare fronte al terremoto. Formigoni prende la parola anche per rilanciare l’ipotesi della due giorni, che dovrebbe essere organizzata per luglio, quando gli “stati generali” saranno messi in cantiere. Lo ha già detto: “per stimolare il coinvolgimento popolare e raccogliere proposte dal basso”. E poi per suscitare un po’ più di ottimismo ed entusiasmo in vista della grande esposizione. Così, dopo il no della Moratti, arriva anche il no del governatore lombardo. Che affronta la disfida facendosi forte di un consenso dal basso. Come risponderà il convitato di pietra Penati? Difenderà il progetto originario o opterà per il ripensamento stile Tremonti? E’ chiaro che non si può giudicare l’Expo come fanno i centri sociali, come un evento punto e basta, ma come un’occasione per produrre ricchezza. Un volano, insomma, per gli anni a venire.

23 maggio 2009
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