Gallarate

Un’Aida di Verdi riveduta e corretta, con trombe e ombre

Un’Aida come non l’avete mai vista né ascoltata. Un’Aida “francescana”, trasparente, quasi irreale a tal punto da rigenerarsi in un racconto fatto di ombre, passi di danza e note in dissolvenza. Controluce Teatro propone – venerdì 22 alle 21 al Teatro Condominio Vittorio Gassman, l’Aida verdiana attraverso una rivisitazione volta a reinventare la storia di Radames (il tenore Pietro Mongini), Ramphis (il basso Paolo Medini), Amonasro (il baritono Francesco Steller), Aida (Antonietta Anastasi Pozzoni) e Amneris (Eleonora Grossi), del tutto particolare. Per l’appunto, ombratile perché “l’ombra come doppio, ombra come desiderio, ombra come ricordo, ombra come immaginario, ombra come conflitto che ricompone alla fine dell’opera dinnanzi a una dolente Amneris nella sua straziante invocazione alla pace”. Con gli arrangiamenti di Alberto Colla per tromba, quattro voci e la sezione musicale dell’opera affidata all’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Puccini”. Uno fra i lavori più famosi di Giuseppe Verdi rinasce grazie ad un’idea che si è depositata nel tempo e dal tempo ha tratto nuova linfa vitale. “Una lettura cameristica”, la definisce Colla. “Intimista, effimera, inafferrabile ed evocativa” dove la vicenda si dipana con forza e tenerezza, sottolineando il canto con una punteggiatura di suoni che si diradano per lasciare che tutto si concentri sulla tempra della danza e la comunicativa teatrale. Una fra le partiture liriche più eseguite in tutto il mondo, commissionata a Verdi da Ismail Pasha, kedivè d’Egitto, per celebrare l’apertura del Canale di Suez nel 1869 con un compenso di 80mila franchi, non cede il passo alla Storia ma al futuro. La prima del lavoro avvenne in ritardo a causa delle guerra franco-prussiana, ma da allora l’aura leggendaria che accompagna Aida non è mai scomparsa. Anzi, vive di luce propria e la diffonde al mondo attraverso gli impianti scenici di chi, come Zeffirelli, ha saputo guardare al profondo delle vicende umane che si ripercuotono nel passare dei secoli e nel cuore degli uomini. “Personaggi soli, quelli di Verdi, che si trovano a dover fare i conti con il proprio io”, dichiara Controluce Teatro. Un’epopea della lotta con gli altri e con se stessi.

22 maggio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi