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Ad “Amor di libro” il barbaricino Salvatore Niffoi racconta la grande storia di due amici-fratelli

Salvatore Niffoi

Salvatore Niffoi

Adesso è arrivato il momento della vera letteratura. Altro che Paolo Giordano, altro che Alessandro Baricco. E’ venuto il momento di Salvatore Niffoi, prestigiosa presenza, sabato 16 maggio alle ore 18, alla rassegna del Comune di Varese, “Amor di libro”. Originario di Orani, paesino della Barbagia, mille lavori alle spalle, tra i quali, a lungo, professore alle medie, Niffoi è scrittore originale ed appartato, creatore di una lingua letteraria tutta sua, mix esplosivo tra italiano e sardo. Niffoi propone al Teatrino Santuccio il suo ultimo romanzo, pubblicato da Adelphi, “Il pane di Abele”, la storia di due amici, il pastore Zosimo e il “continentale” Nemesio che, ragazzi, vivono la realtà arcaia e violenta di un paese, Crapiles, fino a stringere un patto che li fa diventare fratelli (“vrades pro sempere” è la formula del giuramento). Ma la vita li porta a prendere strade diverse, così che uno resta pastore, sposando la bella Columba, e l’altro che prosegue negli studi, diventa avvocato e poi ministro degli Interni. Ritorna dopo anni in occasione di una campagna elettorale e solo allora Zosimo scopre la tresca tra l’amico-fratello e la moglie. Chiusura del romanzo colore rosso sangue. Questa la trama dell’ultimo Niffoi, che anche questa volta non ci risparmia una lingua ricca di immagini e abbondante di metafore, sullo sfondo di una natura che accompagna o preannuncia gli snodi della vicenda. Dal romanzo sarà tratto un film diretto da Salvatore Mereu, con musiche del grande Paolo Fresu. Diciamocelo: i due più grandi scrittori italiani del momento sono due autori che scrivono uno utilizzando il siciliano e uno il sardo.

16 maggio 2009
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