Libri

I dolori del giovane Paolo. Deludente Giordano

giordano_031 Il Teatrino Santuccio, affollato dagli studenti delle secondarie di Varese (soprattutto gli ultimi anni di Cairoli e Frattini), ha tributato attenzione e qualche (raro) applauso alle parole e ai giudizi del giovane scrittore Paolo Giordano, super-esordiente con “La solitudine dei numeri primi”, vincitore di Strega e Campiello Giovani, illustre ospite, per un paio di incontri, della rassegna, promossa dal Comune di Varese, “Amor di libro”. Un personaggio molto atteso, anticipato, nel caso di molti ragazzi presenti sulle fredde gradinate, dalla conoscenza in presa diretta dell’autore grazie alla lettura dell’opera super-premiata e pubblicata niente meno che dal colosso Mondadori. A lui, quest’anno, è stato assegnato il Premio Liala. Ma, forse, Liala sarebbe stata più avvincente di Giordano, se fosse stata ancora tra noi. Anche più divertente e un poco (ma solo un poco) più ottimista. Dopo una lettura di alcune pagine da parte di tre ragazze nerovestite del laboratorio teatrale del Liceo Cairoli, e in seguito ad alcune domande e alcuni spunti offerti dai giornalisti sul palco (Giuliani per “La Prealpina”, Giovannelli per “Varesenews” e Colombo per “La Provincia di Varese”), Giordano ha parlato. Di sé, del libro, del mondo. Il monologo è iniziato dicendo che “Varese, con il suo polmone verde, mi ha provocato un’allergia devastante”. Giordano si è poi definito “pessimista”, ha detto di essere nato “in un periodo di perdita di valori”, ha dichiarato di condividere il giudizio del filosofo Galimberti quando dice “siamo passati dal futuro come promessa al futuro come minaccia”. Quanto poi ai rapporti con i genitori, il giovane autore ha dichiarato che “con l’adolescenza ho iniziato un processo a carico dei miei genitori che, penso, sarà in atto per tutta la vita”. Le parole si sono dipanate lente, ragionate, il clima sembrava ispirato ad un pessimismo cosmico, con rare, piccole concessioni all’ironia (ad esempio sui calzini di colore spaiato), subito accolte dal pubblico con un liberatorio battimani. Su una cosa, tuttavia, non gli si può dare torto. “E’ ingannevole e poco rispettosa dei giovani la facilità dei sentimenti come viene loro proposta”. Insomma, abbasso Moccia e viva Giordano (anche se noioso).

14 maggio 2009 - a.g. - direttore@varesereport.it
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