Cultura

Cosa resta della poesia? La risposta di un poeta

scotto_031Colpisce, quando si ascolta Fabio Scotto leggere un suo testo in pubblico, la sua emozione. Nei versi del poeta nato a La Spezia, varesino d’adozione, professore universitario per vocazione, si annidano ricordi, immagini, sentimenti, con una densità e una ricchezza davvero rari, che colpiscono il pubblico, ma anche lo stesso autore. Finora siamo stati abituati ai suoi versi, ma ora, con il volume “A riva”, pubblicato dalla Nuova Editrice Magenta e presentato domenica mattina al Teatrino Santuccio di Varese per ”Amor di libro”, ci misuriamo con le sue “Prose”, come recita il sottotitolo della nuova opera, alludendo ad una forma che riveste, però, un contenuto dal suono e dal ritmo poetico. Parole per riflettere su ciò che resta, oggi, della poesia. Un interrogativo duro, che pochi hanno il coraggio di porsi. Fabio Scotto non lo elude: sceglie, anzi, un suo punto di vista e, dalla “riva”, guarda una natura che si deteriora, una cultura che si fa sempre più marginale, una politica che si trasforma in spettacolo televisivo. Anche in questo nuovo libro, presentato al Santuccio da Diego Pisati, responsabile della pagina di Spettacoli della “Prealpina”, e dal critico Angelo Maugeri, oltre che dall’editore Dino Azzalin (nella foto, da sinistra, Pisati, Scotto, Maugeri e Azzalin), la biografia si impasta con le vicende generali, il paesaggio locale, da Calcinate ad Angera, sconfina in Europa e nel mondo, con un encomiabile mix tra sforzo critico e rigore formale. Un percorso che dice che ci resta una poesia (almeno nel caso di Scotto) che continua a vigilare, a lanciare allarmi, ad invitare tutti a non farsi sopraffare dal nuovo (in realtà ciò che di più obsoleto esista) che avanza, a non rimuovere la memoria dei sentimenti e della storia. A quest’ultimo proposito, in un capitolo finale, Scotto traccia un “lamento per una stagione andata”, ricordando la stagione dello “stare insieme tutti con tutti nell’uguale palpito del mondo”. Ecco, ciò che resta della poesia, resta anche per ricordarci ciò che abbiamo irrimediabilmente perduto e quasi non ce ne siamo accorti. Bellissime le immagini di Anna Sala che arricchiscono il volume.

10 maggio 2009 - a.g. - direttore@varesereport.it
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