Gallarate

Dietro al mito cubano dei grandi
Buena Vista Social Club

buenavista_03Una volta, lo zucchero, lo si usava come moneta di scambio: ora i biglietti verdi sono più dolci. La musica a Cuba è una sorta di (dis)avventura. Lo è stata da quando Fidel Castro è andato al potere. Poi nel 1962 J. F. Kennedy ruppe con l’Avana: l’America, possibile fonte di guadagno per chi lavorava nel campo artistico, chiuse i porti. Cantanti e musicisti autarchici non avevano futuro. Jazz, pop e rock furono banditi; la musica classica avvertì la crisi, ma venne sempre premiata, chi ha resistito ce l’ha fatta. Minacce di morte per coloro che, come scrivevano alcuni giornalisti cubani, sposarono la “penetrazione imperialista”, depurazione per gli studenti che minarono “la purezza culturale e sociale della rivoluzione”, per chi suonava musica popolare, per chi intrecciava il folk alla tradizione afroamericana, come fa Chucho Valdés. L’economia fu messa in ginocchio: tutto era caro e mancava il denaro, Washington compì un giro di vite con politiche extraterritoriali (difficile, per chiunque, commerciare con Cuba), ma Fidel mistificò la resistenza e l’eroismo del popolo. L’Avana diede il via ad un “periodo speciale” nel quale gli artisti, con ciò che guadagnavano all’estero, riuscivano a procurare il latte nelle scuole. Suonavano ovunque: fabbriche, campagne, quartieri.  Fu allora che esplose il Buena Vista Social Club, la formazione che si esibisce sul palco del Teatro Condominio, domenica 10 maggio, alle ore 21, un fenomeno che viveva nella povertà e conoscerà troppo tardi l’agiatezza dei contratti discografici. I musicisti cubani, negli Stati Uniti, sono trattati come terroristi o assassini. A loro si applica la legge sull’immigrazione e l’America non è la terra promessa. Ci possono andare solo se invitati da istituzioni, scuole, università. Soldi niente, se non per rimborso spese. Ma molti artisti cubani amano Cuba e non cedono all’oro straniero: Formell, Ferrer, Piloto, Cortés si dicevano d’accordo. Intanto nell’agosto 1999 Claudio Abbado dirige la Gustav Mahler Jugendorchester al Teatro Amedeo Roldan de L’Avana: il costo di un biglietto equivale allo stipendio mensile di un dipendente statale. Il “lider maximo” ne è entusiasta: un successo annunciato. E a Castro, in occasione del suo compleanno, l’Orchestra dedica “Happy Birthday”. Così il “Corriere della Sera”, per la cronaca dell’incontro tra il lider maximo ed il direttore d’orchestra: “Castro: Ma perché durante il concerto lei dirigeva di più quelli di sinistra (gli orchestrali, ndr) che quelli di destra? Abbado, stupefatto: Perché i violini, che stanno a sinistra, talvolta sono più impegnati degli altri. Non è un fatto ideologico”.

6 maggio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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