Cultura

Il ricco maggio culturale non può essere un alibi

amordilibro1Si è diffuso ormai il vezzo, quando si presentano iniziative culturali, di ricordare il vecchio luogo comune che Varese da tanti, dai soliti  giornalisti, è stata considerata una bella addormentata. Oggi tutto è cambiato, fioriscono manifestazioni, come i fiori in primavera. Ma come – si dice oggi – se si fa persino fatica a non sovrapporre i troppi eventi? Una considerazione che vale, certamente, per il mese di maggio, che vede in programma due-tre manifestazioni culturali significative, da “Amor di libro” ad “A-tube”, fino al “Festival dell’Insubria” (anche appuntamenti di valore diseguale). Per non parlare delle varie novità presentate nelle librerie che non partecipano alle kermesse citate (parliamo delle più grandi, “Feltrinelli” e “Libreria del Corso”), o di mostre (sempre poche e di basso profilo) e concerti. Tale moltiplicazione di eventi, iniziamo a dire, non riguarda tutto l’anno, ma soltanto alcuni mesi, se si eccettuano le stagioni teatrali e quella musicale. E poi occorre stare molto attenti al quadro generale della cultura a Varese. La stagione teatrale comunale, a quanto pare, non è andata benissimo. Quanto poi alle mostre, che in città simili al nostro capoluogo richiamano migliaia di visitatori, non riescono a decollare. Si è parlato e riparlato di una rassegna sul Morazzone, ma non si capisce bene se è un sogno o qualcosa di più concreto. E poi ci sono il nuovo Teatro, Villa Mylius, il progetto sul Sacro Monte: come fiumi carsici, escono alla luce del sole, suscitando un giusto interesse, ma poi ricadono nell’ombra e non se ne parla più. Una città viva culturalmente è l’insieme di tutte queste cose. Bene, dunque, “Amor di libro” e simili, ma non basta. Tanto resta ancora da fare, è meglio non dimenticarcelo mai.

2 maggio 2009 - a.g. - direttore@varesereport.it
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