Concerti

Dente a Varese, il nuovo cantautore italiano, che qualcuno ha paragonato a Lucio Battisti

dente_02Su “Il Foglio” è stato definito “Battisti minimal post moderno”. Perché Giuseppe Peveri – in arte Dente, nato a Fidenza nel 1976 e di scena sabato 2 maggio, alle 22, alle Cantine di via De Cristoforis – non fa mistero della sua passione per l’autore di “Il mio canto libero”. Senza rinunciare a De Gregori, Paolo e Giorgio Conte e Baustelle, questo ragazzetto intraprendente – a volte troppo intimo per parlare “seriamente” d’amore (meglio usare l’ironia), altre troppo chiuso nel suo mondo per lasciarsi scoprire – si è fatto seppellire di complimenti dalla stampa italiana. Moretto in gamba, senza dubbio, cresciuto nei miti del passato e del presente. Felice di portare un nome che inizi con “D” perché nei negozi di dischi si potrebbe ritrovare al fianco di De André. Il nuovo fenomeno della musica italiana è lui. Ma è partito da lontano scandendo la propria passione con gli orari di chi ha fatto il magazziniere e l’archivista, il facchino ed il censore Istat. Insomma, la musica è stata coltivata, inseguita, raggiunta. Con quella profondità che ha contribuito al successo: nel 2006 sulle note del suo primo album – “Anice in bocca” – e poi con “Non c’è Due senza Tre”, il mini-cd “Le cose che contano” e “L’amore non è bello”, pubblicato nel febbraio di quest’anno. Tredici canzoni di sintesi dove troviamo una sorta di breviario del cantautorato italiano con la poesia amplificata, il talento che morde, l’accuratezza nella costruzione della musica. Struttura e contenuto sono gli elementi sui quali fa leva l’arte di Peveri: “da tenere sott’occhio”, incalza la critica, perché Dente vorrebbe lavorare con Mina, e ce la potrebbe fare. Da quando è prodotto dalla varesina Ghost Records il suo spirito sembra aver trovato una maggiore libertà. Emozioni che fanno sensazione perché, come canta il musicista emiliano, “dicono dei sentimenti che siano simili ai fiori: infatti quelli finti non diventano grandi mai”. Semplice, diretto, disarmante. Per raccontare storie, a volte, bastano una voce ed una chitarra. Se poi si ha un cuore grande con il quale respirare la vita. tutto si fa più complicato ma più vero.

2 maggio 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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