Cinema

Da Genova alla Sardegna, il viaggio musicale di Faber alla Sala Urano del Miv

deandre_02Alla Sala Urano del Miv, uno degli spazi cinematografici più originali di Varese, luogo in cui gustare preziose “chicche” provenienti dal misterioso universo della settima arte, è in programma, in occasione del decennale della morte del cantautore Fabrizio De Andrè, il film “Faber” di Bruno Bigoni e Romano Guffrida (1999). Proiezioni in programma al Multisala Impero di Varese giovedì 7 maggio, alle ore 18.30, alle ore 20 e alle ore 22. Bene ha fatto il critico Maurizio Fantoni Minnella, direttore artistico della Sala Urano, a definire, nella presentazione del lungometraggio, De Andrè come “nostro contemporaneo”. Si potrebbe dire anche nostro fratello, nostro compagno di strada, con le sue inquietudini, le sue ansie, le sue delusioni. “Quella di Fabrizio De Andrè – continua Fantoni Minnella – è certamente la parabola umana e artistica di un borghese illuminato, sinceramente estraneo alla morale borghese e ipocrita, che dal buen retiro familiare del quartiere originariamente aristocratico di Albaro, a Levante della città storica di Genova, era capace, più d’ogni altro, di saggiare la profonda anima popolare celata nei caruggi dell’angiporto”. Una Genova che, per il cantautore, era una sorta di “foresta amazzonica” trasfigurata, “popolata di creature animali e vegetali rari (che sono per lui i maledetti, gli ultimi della società), di un’insostituibile bellezza e ferocia. Tutto questo si trova impresso nelle sue canzoni, molte delle quali, dei veri gioielli musicali”, dice ancora il critico. Quando l’esperienza genovese si era ormai esaurita, ecco che l’onnivoro cantautore si affrettò a creare un’altra “avventura” (come si dovrebbe intendere la vita), che sarà per lui definitiva, e a cui volle dare il nome di Sardegna. Secondo Fantoni Minnella, il film “Faber” “è l’affettuoso omaggio di due documentaristi ai momenti più importanti di questa avventura, in cui tuttavia, l’eroe è assente, ma c’è la sua voce, viva come la sua musica, e ancora di più quando, in contrappunto con l’immagine del proprio funerale alla basilica di Carignano, saluta il pubblica con la solita pacata serenità e va a fumarsi una sigaretta”.

29 aprile 2009 - a.g. - direttore@varesereport.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi