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A Luino Innocente Salvini in mostra. Ma se ci fosse stato anche Renato Reggiori…

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Innocente Salvini

Innocente Salvini celebrato dal Liceo scientifico “Vittorio Sereni” di Luino a conclusione del percorso che ha già visto le mostre dedicate a Luigi Violini e Pino Cantù. L’inaugurazione è fissata al 2 maggio, alle 17, nella Sala delle Colonne della sede della Banca Popolare Commercio & Industria di Luino (in via Piero Chiara 7). La mostra, aperta sino al 29 maggio, è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 08.30 alle 13.15 e dalle 14.35 alle 15.30 su appuntamento (telefonare a Gabriella Badi: 347-7730099). Una mostra alla quale Renato Reggiori avrebbe partecipato volentieri non per mire autocelebrative, ma per compiacersi di quel maestro che l’aveva accolto, ancora giovane, per allevarlo alla pittura. Oppure dalla quale, secondo il suo sentire un poco burbero, si sarebbe nascosto evitando di soddisfare le richieste di dichiarazioni, ricordi o aneddoti. A poco meno di cinque anni dalla scomparsa sarebbe stato corretto – anche se “a margine” – dedicare a Reggiori una retrospettiva che avrebbe posto il pubblico nella giusta ottica di fronte alle sue opere ed agli insegnamenti ricevuti da Salvini. Il Reggiori liberale dall’impeto anarchico l’avrebbe gradito ma non chiesto. Era fatto così: aveva studiato in seminario (e discuteva dei preti infervorandosi ma spesso difendendoli), aveva sposato la causa di sostenere le proprie idee con orgoglio e veemenza, non pretendeva nulla dalla critica se non un lavoro giudizioso. E se alcuni lo premiarono, vedendo in lui un artista ormai scavato dalla ricerca, altri lo colpirono duramente. Ma le cicatrici che si portò negli anni, le più dolorose, furono quelle procurate dai suoi stessi colleghi che non colsero in lui l’insofferenza di chi vive la propria arte come una lotta contro una forza invisibile. Il tempo è il miglior giudice che un artista possa desiderare. E così i quadri di Reggiori hanno vinto su tutto e tutti. Il suo sorriso e la sua severità – che ricordo ancora sciogliersi in occasione di un articolo che scrissi in occasione di una sua mostra, nel 2002, sul “Corriere della Sera” – vivevano in perfetta simbiosi. Tenace anche quando si trattò di imparare a dipingere con la mano sinistra per una frattura al polso destro: pensava che il tratto ne avesse guadagnato in spontaneità. Se la pittura deve rubare lo sguardo ed incollarti ai colori quella di Reggiori è vera arte, perché i suoi quadri richiedono attenzione. Non basta uno sguardo. E’ l’eco dell’antica civiltà contadina, memore di un latino un poco sbiadito ma che ancora citava, della Divina Commedia dell’Alighieri (con il suo Inferno prodigioso) e dei Promessi Sposi del Manzoni: la fede cattolica come ritratto di vita. Lì si pone Reggiori, con le pennellate volutamente irrisolte, con la pozione cromatica dei ritrattisti, con la ricerca della luce che penetra la coltre boschiva e irraggia i monumenti della nostra provincia. Dalla Collegiata di Brezzo di Bedero alla Badia di Ganna. Ricordare Reggiori, che avremmo voluto trovare accanto al maestro Salvini per una “doppia personale”, sarebbe stata una scelta giusta. Quasi un obbligo, perché Reggiori conosceva gli uomini, e proprio per questo non li amava tutti. Preferiva a loro il suono dell’organo, il canto polifonico, le fughe di Johann Sebastian Bach. Amava Varese ed i suoi paesaggi. Amava lottare, e lo fece sino all’ultimo.

24 aprile 2009 - Davide Ielmini - d.ielmini@varesereport.it
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