Politica

Moriremo garibaldini? Un dibattito datato

garibaldi_02E così, alla fine, la giunta di Varese ha deciso a favore del patrocinio delle celebrazioni garibaldine, in occasione dei 150 anni dalla battaglia di Biumo. Una decisione presa un po’ a malavoglia, pressata dal comitato per le celebrazioni che aveva sollecitato il sindaco Fontana a presiedere, come altri suoi illustri predecessori, il comitato stesso. E’ venuta fuori la classica via di mezzo: i tricolori orneranno Biumo, ma non il resto della città. E questo sembrerebbe chiudere un dibattito apparso un po’ stucchevole, davvero datato. A prescindere dal fatto che Garibaldi piaccia o non piaccia, se siano più i suoi meriti (l’unità d’Italia: sì, resta ancora un merito, per molti di noi) o i suoi torti (il suo grembiulino e la strage dei poveri cafoni di Bronte), il dibattito varesino ci ha lasciati sconcertati. Ma come? In una città come Varese, non ci sono problemi più importanti del Risorgimento? Non c’è una crisi che, anche da queste parti, lascia tanti senza lavoro e molte famiglie senza risorse? Non c’è un ambiente massacrato dal cemento e dall’inquinamento? Non ci sono problemi di sicurezza che colpiscono i cittadini, soprattutto quelli più deboli? Lasciamo Garibaldi agli storici. A meno che, attaccando Garibaldi, non si voglia attaccare l’unità della nazione. Allora, in questo caso, cambia tutto: parliamo, eccome, di Garibaldi e sventoliamo tutti il tricolore.

23 aprile 2009 - a.g. - direttore@varesereport.it
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