Teatro

L’Edipo di Branciaroli parla all’Apollonio con le parole di un “cannibale”

Franco Branciaroli

Franco Branciaroli

Arriva questa sera, 22 aprile, alle ore 21, al Teatro Apollonio di Varese, lo spettacolo ”Edipo re” di Sofocle, con Franco Branciaroli, uno dei grandi interpreti della scena italiana, e la regia di Antonio Calenda (repiche il 23 e il 24). Si tratta di una coproduzione tra il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il Teatro degli Incamminati e l’Ear Teatro di Messina. «In un mondo smarrito, minaccioso, delle cui ombre sentiamo costantemente l’incombere è emblematico rielaborare il percorso, dal buio verso la chiarezza che Edipo compie nella tragedia sofoclea: un percorso nella coscienza che allo stesso tempo è individuale, di intima analisi e collettivo, di grande profondità…». Queste sono le parole con cui Calenda introduce a Edipo Re, dal testo di Sofocle. Tra le cose notevoli di questa edizione, la traduzione, curata da uno scrittore “cannibale” come Raul Montanari. ”Edipo – spiega Branciaroli – è l’eroe tragico che non sa chi è: tutto gli casca addosso perché tutto è già avvenuto. Questa conoscenza di sé avviene attraverso il dolore. Il dolore è la caratteristica di Edipo, dunque. Lui dice che nessuno ha un dolore più grande del suo (battuta che poi riprenderà Hamm in ‘Finale di partita’ di Beckett). Infatti appena lui conosce diventa cieco: la cecità, come il dolore, nella cultura greca è strettamente legata alla conoscenza”.

22 aprile 2009
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