Chiesa

Il monito del cardinal Martini: si deve dialogare con tutti

martini4Carlo Maria Martini ha la rara capacità di unire le cose concrete, quotidiane, alle prospettive di ampio respiro. Un modo di essere del cardinale, il suo “stile”, inconfondibile e suggestivo, che ha lasciato traccia dentro e fuori dalla Chiesa anche dopo la fine della sua guida della diocesi milanese. Ogni dichiarazione del cardinale continua a fare notizia, ogni suo libro diventa presto best seller. E proprio con il suo “stile”, il presule, segnato dolorosamente dalla malattia, ha conquistato i tanti varesini che hanno gremito il De Filippi, dove Martini è giunto per celebrare i dieci anni di monsignor Emilio Patriarca, da lui stesso ordinato vescovo della diocesi di Monze, in Zambia. Il cardinale, tornato da Gerusalemme, ora vive appartato all’Aloisianum di Gallarate, ma continua ad essere una delle voci più ascoltate e autorevoli del mondo cattolico. Con schiettezza dice che, a lui, la parola “missionarietà” non piace. “E’ astratta, è vaga, e io amo le cose concrete”. La situazione di oggi è complessa e richiede una capacità di dialogo con le altre religioni, senza tacere difficoltà e problemi. “Da parte dell’Islam c’è un muro, motivo di guerra e contrasti. Le religioni sono per la pace, ma vengono spesso usate per fare guerre”. Resta, tuttavia, fondamentale mantenere aperto il canale del dialogo con tutti, nel solco dell’amatissimo S. Ignazio di Loyola. “Lui predicava il distacco dai beni materiali, il superamento del proprio orgoglio, esigenze che accomunano tutti”. Padre Martini, che evoca il concetto di “etica condivisa” del priore di Bose, Enzo Bianchi, parla della diversità dei contesti e dei comportamenti: “una diversità che, prima di essere criticata, va capita”. Un messaggio di dialogo e di critica alle ideologie dello scontro di civiltà, non assenti tra gli stessi cattolici, che non si rivolge ai soli credenti. Il cardinale parla di gruppi di laici che, in Israele, elaborano lutti famigliari. Si riferisce alle inquietudini comuni, alla sensibilità umana del cuore. Sottolineando, con le parole di un maestro del pensiero laico, Norberto Bobbio, che la vera differenza resta quella tra “pensanti” e “non-pensanti”.

19 aprile 2009 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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